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ADHD: quando il cervello corre più veloce
Roma. L’ADHD non significa “non stare mai fermo”. Non significa mancanza di volontà o di educazione. È, piuttosto, una diversa modalità di funzionamento neurobiologico. Una diagnosi precoce e un adeguato supporto possono migliorare in modo significativo la qualità di vita. Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività è un disturbo del neurosviluppo ed è caratterizzato da tre dimensioni principali:
- Disattenzione; la persona è distratta, caotica, smemorata, in ritardo, indecisi.
- Iperattività; ipercinesia nel bambino e irrequietezza nell’adulto. L’adulto può sviluppare strategie compensative, come attività fisica intensa o evitamento di situazioni percepite come caotiche.
- Impulsività; agire prima di pensare, difficoltà ad attendere il proprio turno, alimentazione incontrollata, ricerca continua di stimoli o novità. In età adulta può tradursi in cambi frequenti di lavoro o scelte impulsive.
L’ADHD è un disturbo che può essere diagnosticato prima dei 12 anni, ma non sempre viene riconosciuto, soprattutto nelle bambine e nelle donne dove può presentarsi in modo meno evidente e più silenzioso. Non è, però, un disturbo che riguarda solo l’infanzia; cambia forma nel tempo. In età prescolare vi è il massimo grado di iperattività, spesso accompagnata da crisi di rabbia, comportamenti provocatori e aggressivi con ridotta percezione del rischio. Nei bambini tra i 5 e i 10 anni emergono maggiormente disattenzione ed impulsività con possibili difficoltà scolastiche. È altresì verosimile una riduzione della iperattività. Nell’adolescenza il comportamento iperattivo tende a ridursi ulteriormente, mentre restano distraibilità, difficoltà di pianificazione e impulsività. Negli adulti i sintomi predominanti sono quelli disattentivi, associati a irrequietezza interna e difficoltà nella regolazione emotiva. La maggior parte degli adulti, infatti, sperimenta sbalzi d’umore, scoppi d’ira, difficoltà di addormentamento e bassa autostima. L’ADHD spesso può accompagnarsi al disturbo del linguaggio, al disturbo della condotta, al disturbo del sonno e dell’umore. Non c’è una causa definita per questo disturbo neurobiologico; potrebbe derivare dall’interazione geni e ambiente o da anomalie cerebrali. Ma una cosa è chiara: l’ADHD non trattato sfocia, nel 60% dei casi, in disturbo della condotta, antisociale, abuso di sostanza e ansia. Chi non riceve supporto può presentare i cosiddetti disturbi internalizzanti, caratterizzati da sentimenti di scarsa autostima, sconforto, ansia e demoralizzazione. Quindi è importante conoscersi. Fare diagnosi non è un’etichetta ma è uno strumento di comprensione. E comprendere il proprio funzionamento significa poter trovare delle soluzioni e possibilità concrete per migliorare significativamente la qualità della propria vita.
Per qualsiasi informazione in merito potete contattare il Dipartimento Salute e Benessere del SIM, chiamando al numero 3331829832 o scrivendo all’e-mail psicologiamilitare@simcarabinieri.cc
SIM CARABINIERI Dipartimento salute e benessere
Responsabile Dott.ssa Laura Seragusa
Stefania Siano – Laura Monatanaro – Alice Rivolta – Alessandra Antonangeli
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