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Aggressione ai Carabinieri a Caltanissetta: “non bastano più la solidarietà, è tempo di cambiare regole e procedure”.
oma. SIM Carabinieri esprime la più sincera vicinanza ai due Carabinieri rimasti feriti l’altra mattina a Caltanissetta durante l’intervento finalizzato a rintracciare un ospite del Centro di permanenza per i rimpatri (CPR) che si era allontanato dall’Ospedale Sant’Elia. Ai colleghi va il nostro augurio di una pronta guarigione e il ringraziamento per il coraggio, la professionalità e il senso dello Stato dimostrati nell’adempimento del servizio. Ancora una volta, però, ci troviamo di fronte all’ennesima aggressione ai danni di appartenenti alle Forze dell’Ordine, chiamati a intervenire per porre rimedio a criticità che, troppo spesso, derivano da un sistema organizzativo e normativo che lascia gli operatori esposti a rischi evitabili. Il trattenimento nei CPR è una misura amministrativa e non una detenzione penale. Proprio questa distinzione determina modalità operative che, secondo SIM Carabinieri, meritano una profonda revisione, soprattutto quando gli ospiti vengono accompagnati all’esterno delle strutture per esigenze sanitarie. In molti casi, infatti, l’accompagnamento all’interno degli ospedali viene svolto dal personale dei soggetti gestori della struttura, mentre gli operatori delle Forze di Polizia intervengono secondo le modalità previste dai protocolli operativi. Quando un ospite si allontana o tenta di sottrarsi al controllo, sono proprio le Forze dell’Ordine a dover intervenire per rintracciarlo e fermarlo, affrontando situazioni ad alto rischio che possono facilmente degenerare in aggressioni, come purtroppo accaduto a Caltanissetta. Per questo SIM Carabinieri chiede al Ministero dell’Interno di avviare un’immediata ricognizione nazionale per accertare quanti episodi analoghi si siano verificati durante gli accompagnamenti sanitari degli ospiti dei CPR. Chiede inoltre di valutare se l’attuale modello organizzativo garantisca realmente la sicurezza degli operatori e dei cittadini, valutando — ad esempio — l’istituzione di presidi sanitari direttamente all’interno delle strutture. Ciò eviterebbe in futuro che eventuali malintenzionati mettano in pericolo la sicurezza degli operatori, dei cittadini e del personale nei pronto soccorso. Non possiamo limitarci a contare i feriti ogni volta che si verifica un episodio del genere. Occorre individuare le criticità, rivedere i protocolli operativi, eliminare le ambiguità che gravano sull’azione delle Forze di Polizia e predisporre procedure che impediscano gli allontanamenti, anziché costringere gli operatori a intervenire successivamente in condizioni di maggiore pericolo. Chi aggredisce un appartenente alle Forze dell’Ordine aggredisce lo Stato. Ma lo Stato deve fare la propria parte, garantendo agli operatori regole chiare, strumenti adeguati e un’organizzazione che riduca al minimo i rischi derivanti dal servizio. La sicurezza degli operatori non può essere affidata alla buona sorte. Ogni aggressione annunciata e non prevenuta rappresenta una responsabilità che non può continuare a ricadere esclusivamente su chi, ogni giorno, indossa una divisa e serve il Paese.
SIM Carabinieri – Segreteria Nazionale
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