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Comunicati Nazionali, News

Delitto di Correggio: l’enigma dell’impronta insanguinata che si è deciso di ignorare

Ufficio Stampa

7 Febbraio 2026

Reggio Emilia. Apprendiamo dagli organi di informazione l’esito del procedimento presso il Tribunale di Reggio Emilia, dove il GUP ha assolto un imputato dall’accusa di omicidio ai sensi dell’art. 530 comma 2 c.p.p.. Come sindacato, ribadiamo il nostro rispetto per il principio di presunzione d’innocenza: l’assoluzione, di fronte a un quadro probatorio ritenuto insufficiente dal giudice, è garanzia di uno Stato di diritto.  Tuttavia, la cronaca del caso impone una riflessione su alcuni elementi oggettivi che attendono ancora una spiegazione. Nel luglio 2012, a Correggio, veniva rinvenuto il corpo senza vita di un uomo. Dopo quattordici anni di indagini, un foto-segnalamento nel 2022 aveva permesso di attribuire un’impronta rinvenuta sulla presunta arma del delitto a un cittadino straniero, all’epoca residente nei pressi dell’abitazione della vittima. Nonostante l’esito dell’udienza preliminare abbia portato all’assoluzione con formula piena, rimangono aperti interrogativi di natura squisitamente tecnica che pesano sul morale di chi ha operato sul campo. Ci si domanda, in particolare, come possa essere stata valutata la presenza di quella traccia su un oggetto mai entrato in contatto con l’imputato secondo quanto emerso. Un dato che appare ancor più rilevante alla luce delle analisi dei RIS di Parma, secondo i quali si tratterebbe di un’impronta impressa nel sangue, e dunque contestuale al delitto. Comprendiamo lo sconforto dei colleghi per quello che viene percepito come un corto circuito tra evidenza scientifica e verdetto processuale. Il SIM Carabinieri monitorerà la situazione per mitigare i riflessi negativi sul servizio, restando in attesa di leggere le motivazioni della sentenza. Confidiamo che il deposito dell’atto possa chiarire l’iter logico-giuridico che ha portato a superare il dato tecnico fornito dagli esperti. Siamo tuttavia certi che, benché profondamente sconfortati da questo epilogo, i colleghi continueranno a lavorare con la consueta abnegazione e professionalità per rendere giustizia ai fatti delittuosi e garantire la massima tutela alle comunità, confermando l’impegno costante dell’Arma nella ricerca della verità. Esprimiamo, infine, la nostra più profonda solidarietà ai familiari della vittima, che dopo oltre un decennio attendono ancora una risposta definitiva dalla giustizia.

SIM CARABINIERI SEGRETERIA NAZIONALE

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