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IL SIM CARABINIERI TRENTINO ALTO-ADIGE AL WEBINAR NAZIONALE SUL PROCESSO MINORILE: «LA SICUREZZA PASSA ANCHE DALLA PRIMISSIMA EDUCAZIONE CHE LO STATO IMPARTISCE SULL’ASFALTO»
Roma. Si è svolto nella giornata di ieri, lunedì 6 luglio 2026, dalle ore 15:00 alle ore 18:00, il webinar nazionale organizzato dall’Associazione “Nuove Frontiere del Diritto” sul tema “Il processo minorile in Italia: tra finalità educative e nuove esigenze di sicurezza. Cambiamenti e prospettive per una giustizia a misura di minore”. L’evento, in fase di accreditamento presso il Consiglio Nazionale Forense ai fini della formazione a distanza, ha ottenuto il patrocinio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, di Azione Legale, di Tradizione Innovazione Forense e dell’Associazione Legali Italiani (A.L.I.), con Il Sole 24 ORE Professionale in qualità di media partner. I lavori, aperti dai saluti istituzionali dell’Avv. Saveria Mobrici, Presidente della Camera Penale Militare, hanno riunito un qualificato parterre di relatori provenienti dall’accademia, dal foro, dalla criminologia e dalle istituzioni, chiamati a confrontarsi sui profili più attuali della giustizia minorile: dal processo penale e civile alle istanze di revisione dell’età imputabile, dal fenomeno delle baby gang alla devianza digitale, fino alle misure di prevenzione applicabili ai minori e al quadro normativo sui minori stranieri non accompagnati. A rappresentare il SIM Carabinieri Trentino Alto-Adige è intervenuto il Segretario Regionale Filippo Maria Bisanti, con una relazione dal titolo “Polizia giudiziaria e minori”, interamente dedicata al momento genetico del procedimento minorile: il primo contatto tra il minore autore di reato e le Forze dell’Ordine. Muovendo da una duplice prospettiva — diciotto anni di servizio sul campo e una parallela attività di ricerca giuridica — la segreteria del SIM Regionale ha ricordato che il processo minorile non inizia nelle aule di tribunale, ma sulla strada. Nei minuti concitati dell’intervento, infatti, accanto al ragazzo non vi sono ancora magistrati, servizi sociali o difensori, ma soltanto la pattuglia. È in quegli istanti che si detta la linea dell’intera successiva interazione con il sistema giustizia, nel quadro dell’apparato normativo speciale delineato dal D.P.R. 22 settembre 1988, n. 448, a partire dagli obblighi di assistenza psicologica e affettiva di cui all’art. 12. Il cuore dell’intervento ha riguardato l’equilibrio — tanto necessario quanto difficile — tra comprensione e autorevolezza che l’operatore deve mantenere: da un lato l’intelligenza emotiva necessaria a decodificare il disagio, la paura o la sfrontatezza che spesso maschera fragilità e inadeguatezza sociale; dall’altro la consapevolezza che l’uniforme rappresenta il segno tangibile e immediato della presenza dello Stato. Netto il rifiuto di ogni deriva assistenzialista o giustificazionista: la Polizia Giudiziaria non è e non può diventare un surrogato delle figure genitoriali assenti, e confondere l’empatia con la debolezza significa tradire il mandato istituzionale. Ampio spazio è stato dedicato al mutamento della devianza minorile — dal fenomeno delle baby gang al vuoto valoriale che alimenta dinamiche di branco e percezione di impunità — e all’urgenza di restituire ai giovani il senso del rispetto: per l’Autorità, che non è oppressione ma garanzia di libertà per tutti; per l’alterità e per l’incolumità delle persone; per le regole del vivere civile. Un «no» detto con fermezza da un operatore di polizia rappresenta spesso il primo vero incontro del minore con il principio di realtà e con quello di responsabilità. Nelle conclusioni della relazione, il Segretario Regionale Bisanti ha dichiarato: “Se noi operatori di Polizia Giudiziaria, supportati dalle norme, riusciamo a coniugare l’umanità del giurista con l’incorruttibile autorevolezza del tutore dell’ordine, non stiamo solo reprimendo un reato. Stiamo restituendo al minore il senso del limite. Gli stiamo dimostrando che lo Stato lo sanziona per proteggere la collettività, ma lo ferma in quel preciso momento per permettergli, forse per la prima volta, di fermarsi a riflettere e di ripartire nella giusta direzione.” Un sentito ringraziamento è stato rivolto all’Avv. Prof.ssa Federica Federici e all’Associazione “Nuove Frontiere del Diritto” per il qualificato invito e per l’alto momento di confronto formativo, arricchito da interventi di grandissimo spessore. La partecipazione a un consesso scientifico di rilievo nazionale conferma la costante attenzione del SIM Carabinieri Trentino Alto-Adige nel valorizzare la professionalità e la dimensiona culturale del personale dell’Arma. La tutela dei colleghi passa infatti inevitabilmente attraverso la formazione, l’approfondimento giuridico e il pieno riconoscimento del ruolo delicatissimo che gli operatori di polizia giudiziaria svolgono quotidianamente sulla strada, anche a contatto con le fasce più giovani della popolazione.
SIM Carabinieri Trentino Alto-Adige

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