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Mobbing: quando il lavoro diventa un campo di battaglia silenzioso
Roma. C’è un nemico che non lascia lividi visibili, non fa rumore e spesso non compare nei verbali aziendali. Eppure logora, isola, consuma. Si chiama mobbing ed è una delle forme di violenza più subdole che si possano incontrare sul luogo di lavoro. Il termine deriva dall’inglese to mob, assalire in gruppo, e descrive una serie di comportamenti ostili, ripetuti e sistematici, messi in atto nei confronti di un lavoratore con l’obiettivo – più o meno esplicito – di emarginarlo o spingerlo ad andarsene. Le modalità attraverso le quali si manifesta sono molteplici:
- essere isolato all’interno dell’ambiente lavorativo;
- essere relegato in una sede o in una postazione particolarmente scomoda;
- essere escluso da riunioni, progetti, comunicazioni aziendali e altre attività;
- divenire bersaglio di battute, pettegolezzi, insulti e comportamenti ostili;
- ritrovarsi al centro di una campagna diffamatoria;
- vedersi sottrarre mansioni, oppure essere assegnato a mansioni inferiori e dequalificanti, o trovarsi a dover gestire da solo carichi di lavoro intollerabili;
- trovarsi esposto a forme di controllo da parte del datore di lavoro;
- divenire bersaglio di violenze sul piano fisico o di aggressioni alla sfera sessuale.
Queste condotte possono essere messe in atto sia da un datore di lavoro (mobbing verticale) che da colleghi (mobbing orizzontale). Le conseguenze sono tutt’altro che marginali. Stress cronico, ansia, insonnia, cefalee, disturbi gastrointestinali, tachicardia, perdita di autostima, fino a depressione e disturbi psicosomatici. Il prezzo non lo paga solo il singolo: anche le aziende ne risentono, tra calo della produttività, assenteismo e un clima lavorativo negativo che contagia l’intero ambiente di lavoro. Il mobbing non è riconosciuto come reato autonomo nell’ordinamento italiano, ma diverse norme, tra cui l’art. 2087 del Codice Civile, obbligano il datore di lavoro a garantire l’integrità fisica e morale dei dipendenti. Inoltre, considerata la varietà di forme che le condotte persecutorie possono assumere nei casi concreti, alcuni dei comportamenti posti in essere dal mobber potrebbero talvolta integrare fattispecie criminose previste dal codice penale. La prevenzione del mobbing richiede un approccio integrato, che coinvolga sia le organizzazioni sia i singoli lavoratori. Le aziende devono promuovere un ambiente lavorativo sano attraverso politiche di inclusione, formazione e supporto. Allo stesso tempo, le vittime devono documentare le vessazioni e rivolgersi a figure competenti per difendere i propri diritti. Il mobbing rappresenta non solo una violazione dei diritti individuali ma anche un costo sociale ed economico per l’intera comunità. Contrastare il mobbing non significa solo punire i responsabili, ma ripensare il modo in cui si lavora e si guida un’organizzazione. Ascolto, prevenzione e rispetto non devono rimanere solo parole astratte, ma divenire strumenti concreti. E finché il benessere resterà un tema secondario, il mobbing continuerà a trovare spazio. Portarlo alla luce è il primo, necessario, atto di cambiamento.
Dipartimento salute e benessere
Tel. 3331829832 – e-mail: psicologiamilitare@simcarabinieri.cc
(lunedì 13.00-16.00, martedì e giovedì 14.00-17.00)
Responsabile Dott.ssa Laura Seragusa
Alice Rivolta – Stefania Siano – Laura Montanaro – Alessandra Antonangeli
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