NON SOLI NELLA BUFERA: IL TAR DISPONE LA RIAMMISSIONE IN SERVIZIO DEL COLONNELLO FABIO CAGNAZZO
Roma. Troppo spesso, quando un servitore dello Stato finisce dentro una vicenda giudiziaria ancora tutta da chiarire, si attiva un meccanismo che conosciamo fin troppo bene: prima il tritacarne mediatico, poi l’isolamento professionale, infine una sospensione che, nei fatti, diventa una pena anticipata. È un copione ingiusto, che colpisce uomini e famiglie prima ancora che parlino le sentenze definitive. In questo quadro, la decisione del TAR che dispone la riammissione in servizio del Colonnello Fabio Cagnazzo rappresenta un passaggio rilevante: non solo sotto il profilo procedurale, ma soprattutto perché riafferma un principio che per il SIM Carabinieri è irrinunciabile. La presunzione di innocenza è un diritto costituzionale, non una concessione. La sospensione dal servizio può avere natura cautelare, ma non può trasformarsi in una condanna anticipata che cancella dignità, ruolo, reputazione e identità professionale di un lavoratore in uniforme. E qui c’è un punto che, da sindacato, dobbiamo dire con chiarezza: le sofferenze e le cicatrici lasciate da queste vicende non le ripagherà nessuno. Non le ripaga un reintegro. Non le ripaga una rettifica tardiva. Non le ripaga la macchina del fango quando ormai il danno è fatto. Perché quando si spezza la serenità familiare, quando si incrina la reputazione costruita in anni di servizio, quando si viene “marchiati” prima del giudizio, quello che resta addosso è un peso che non si cancella con un atto amministrativo. Viviamo, inoltre, in un clima in cui troppo spesso la narrazione pubblica diventa più veloce e più aggressiva del processo: una giustizia percepita come accusatoria finisce per produrre, fuori dalle aule, “sentenze” già scritte. E c’è un paradosso amaro che non possiamo ignorare: l’arresto o l’esposizione di un carabiniere o di un poliziotto fa più rumore, fa più titolo, fa più effetto dell’arresto di un rapinatore. Come se colpire chi rappresenta lo Stato fosse automaticamente “più notiziabile” e “più utile” a dimostrare qualcosa. Ma così si alimenta solo sfiducia, si delegittima chi ogni giorno tutela i cittadini, e si crea un danno che poi ricade su tutto il sistema. Sia chiaro: non chiediamo immunità per nessuno e rispettiamo pienamente il lavoro della magistratura. Chiediamo una cosa semplice, che in uno Stato di diritto dovrebbe essere normale: equilibrio, proporzionalità, garanzie e rispetto del lavoro fino all’accertamento definitivo dei fatti. Perché c’è un’altra verità che va detta senza ipocrisie: se alla fine non c’è colpa o responsabilità, è una sconfitta per tutti. È una sconfitta per il collega e per la sua famiglia, che hanno pagato un prezzo umano enorme. È una sconfitta per l’Istituzione, che vede mortificato un proprio servitore. È una sconfitta per la giustizia, perché il danno reputazionale e professionale è già stato consumato. Ed è una sconfitta per i cittadini, che hanno bisogno di fiducia, stabilità e credibilità. Per queste ragioni, il SIM Carabinieri non si limita a “prendere atto” della riammissione, ma rilancia una richiesta sindacale netta e concreta:
• esecuzione rapida e lineare dei provvedimenti disposti, senza ritardi o ostacoli burocratici;
• tutele effettive sul piano lavorativo e professionale per il personale coinvolto in procedimenti non definitivi;
• regole più chiare e omogenee sull’uso delle sospensioni cautelari, perché non diventino “sanzioni mascherate”;
• tempi e criteri verificabili, con trasparenza e proporzionalità nelle decisioni che incidono su carriera, stipendio e dignità;
• assistenza e supporto (anche sul piano umano e psicologico) per il personale e le famiglie travolte da vicende ad alto impatto mediatico;
• un confronto strutturato con l’Amministrazione per definire meccanismi di tutela e ripristino quando, col senno di poi, emergono profili di insussistenza di colpa o responsabilità.
Il SIM Carabinieri ribadisce la propria vicinanza al Colonnello Cagnazzo e, con lui, a tutti i colleghi che in Italia vivono situazioni analoghe: nessuno deve essere lasciato solo nella bufera. Chi ha servito lo Stato con disciplina e sacrificio merita rispetto oggi, non solo quando fa comodo ricordarlo.
SIM Carabinieri – Segreteria Nazionale

