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Comunicati Nazionali, Segretario Generale, News

Ordine pubblico, il SIM Carabinieri al COISP: i numeri non cancellino il contributo dell’Arma e lo status militare non venga demonizzato

Ufficio Stampa

22 Ottobre 2026

Roma. Il SIM Carabinieri prende atto che, nella propria replica, il COISP non contesta la realtà operativa né i dati riguardanti il contributo dell’Arma. Ci auguriamo, pertanto, che sia finalmente chiaro il punto centrale della nostra posizione: non abbiamo mai negato il lavoro svolto dai colleghi della Polizia di Stato, ma contestiamo ogni rappresentazione parziale che, partendo dai soli rinforzi assegnati alle Questure, pretenda di descrivere l’intero dispositivo di ordine e sicurezza pubblica. Se i dati diffusi riguardano il personale della Polizia di Stato, documentano il contributo della Polizia di Stato. Non possono però misurare da soli l’intero sistema, nel quale l’Arma concorre quotidianamente con personale, reparti, mezzi, responsabilità e sacrifici. Un dato può essere corretto e, nello stesso tempo, risultare fuorviante quando viene presentato senza il necessario contesto. Il SIM riconosce senza difficoltà il ruolo primario della Polizia di Stato nel settore dell’ordine pubblico, nell’ambito della direzione e del coordinamento affidati alle autorità civili di pubblica sicurezza. Proprio per questo occorrono parole precise: la responsabilità dell’ordine pubblico non coincide con l’esecuzione materiale dei servizi, ai quali l’Arma dei Carabinieri concorre stabilmente e con piena dignità istituzionale. Allo stesso modo, l’Arma costituisce un presidio fondamentale del controllo del territorio attraverso la propria capillare organizzazione territoriale. Stazioni, Compagnie e Reparti garantiscono presenza, prevenzione, pronto intervento e vicinanza alle comunità, soprattutto nei piccoli centri e nelle aree periferiche. Questo dato è innegabile e non può essere lasciato sullo sfondo. Riconoscere che l’Arma dei Carabinieri costituisce un pilastro imprescindibile dell’ordine e della sicurezza pubblica italiana non è una rivendicazione di parte, ma la constatazione di un dato di fatto. Nessuno può ignorare la realtà: non può esistere sicurezza senza il contributo quotidiano, capillare e determinante dei Carabinieri. Ammetterlo non diminuisce il ruolo delle altre Forze di polizia, ma rende giustizia a un’Istituzione senza la quale il sistema nazionale della sicurezza non potrebbe funzionare. Ma il concorso dell’Arma nei servizi di ordine pubblico deve essere organizzato senza impoverire la sicurezza quotidiana. Le Stazioni Carabinieri non possono essere sistematicamente distolte dalle loro funzioni primarie per compensare carenze di personale nei servizi di ordine pubblico. Sottrarre Carabinieri alle Stazioni significa ridurre la capacità di prevenire i reati, raccogliere denunce, assistere i cittadini e intervenire tempestivamente. Per tali servizi occorre investire nelle componenti specializzate: nei Reparti mobili della Polizia di Stato e, per quanto riguarda l’Arma, nei Battaglioni e Reggimenti mobili. Il concorso dell’Arma nell’ordine pubblico è un dovere istituzionale; lo svuotamento delle Stazioni non può diventarne il prezzo. Se Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri rappresentano insieme il fulcro della sicurezza nazionale, non è ammissibile alcuna ambiguità nella descrizione dei rispettivi ruoli. Il coordinamento deve tradursi in una distribuzione razionale delle risorse, evitando sovrapposizioni e duplicazioni di presidi. Situazioni come quelle richiamate a Tropea, Cantù e in altre realtà meritano una verifica concreta: occorre stabilire se tali scelte producano davvero maggiore sicurezza o disperdano personale già insufficiente. La Polizia di Stato e le sue rappresentanze devono inoltre prendere atto che una stretta cooperazione tra il Ministero dell’Interno e il Ministero della Difesa è imprescindibile per il bene dei cittadini. L’unità d’azione tra i Dicasteri non confonde ruoli e competenze: li rende più efficaci, evita contrapposizioni e consente allo Stato di offrire una risposta coordinata alle esigenze di sicurezza nazionale. Interno e Difesa non sono mondi contrapposti, ma componenti di un unico sistema istituzionale chiamato a proteggere la collettività. Se il COISP considera prioritario rafforzare la capacità della Polizia di Stato nella gestione dell’ordine pubblico, dovrebbe concentrare la propria iniziativa sulla richiesta di organici, mezzi e investimenti per i Reparti mobili. È lì che occorre rafforzare la componente specialistica, senza compensare eventuali carenze con sovrapposizioni nel controllo del territorio o con un impiego sistematico del personale delle Stazioni Carabinieri. Vi è poi un ulteriore punto da chiarire. Nel precedente intervento il COISP non ha specificato con sufficiente nettezza che il riferimento ai militari riguardava le ipotesi di impiego delle Forze armate e l’eventuale attribuzione di qualifiche di polizia giudiziaria. È stata questa mancanza di precisione a generare l’equivoco, non una lettura superficiale da parte del SIM Carabinieri. Se il COISP intende discutere dell’attribuzione di determinate qualifiche, dei relativi limiti giuridici e delle modalità d’impiego, lo scriva chiaramente. Su questo può aprirsi un confronto serio e possono emergere anche valutazioni condivise. Il dibattito, però, non può trasformarsi nella demonizzazione dei militari, che eseguono i compiti assegnati dalle istituzioni e garantiscono da anni un apporto importante alla sicurezza del Paese. A loro va il nostro ringraziamento. Il problema non sono i militari, ma le eventuali scelte politiche e organizzative sul loro impiego. Anche il SIM Carabinieri ha criticato il ricorso prolungato all’operazione “Strade Sicure”, sostenendo che le ingenti risorse impiegate avrebbero potuto finanziare, secondo le nostre valutazioni, l’arruolamento di circa ottomila nuove unità. Contestare una modalità d’impiego non significa svalutare i militari né mettere in discussione il loro status. Possiamo discutere delle scelte politiche, delle competenze e delle qualifiche. Possiamo riconoscere errori, sovrapposizioni e decisioni organizzative prive di una visione strategica. Ma non permetteremo mai che venga messo in discussione o svilito lo status dei militari. Esercito, Marina Militare e Aeronautica Militare, insieme all’Arma dei Carabinieri, costituiscono un pilastro fondamentale della difesa e della sicurezza nazionale. Le donne e gli uomini delle Forze armate servono lo Stato con disciplina, responsabilità, sacrificio e assoluta lealtà alle istituzioni democratiche. Il termine “militarizzazione” non può essere adoperato come un’etichetta negativa né come sinonimo di arretramento democratico. Se si vogliono contestare l’attribuzione impropria di funzioni o una scelta organizzativa, si indichino con precisione le norme, le qualifiche e i compiti oggetto della critica. Se, invece, lo si utilizza per screditare lo status militare o il ruolo della Difesa, il SIM Carabinieri respinge con fermezza tale impostazione. Il riferimento del COISP alla necessità che la gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica resti nelle mani delle autorità civili è quindi fuori bersaglio. Nessuno ha messo in discussione tale principio. Il SIM ha ricordato che l’Arma non è una presenza occasionale né estranea al sistema: è una Forza armata e, contemporaneamente, una Forza di polizia a competenza generale e in servizio permanente di pubblica sicurezza. Sosteniamo ogni legittima battaglia per garantire ai poliziotti organici adeguati, strumenti efficienti e maggiori tutele. Con la stessa fermezza rivendichiamo organici, mezzi, tutele e pieno riconoscimento per i Carabinieri. Il rispetto tra divise non consiste nel chiedere agli altri di tacere, ma nel riconoscere il lavoro di tutti senza omissioni, ambiguità o primati costruiti su dati settoriali. La sicurezza nazionale non può prescindere dalla Difesa. Lo status militare non è una diminuzione (deminutio): è identità, responsabilità, disciplina e lealtà al servizio della Repubblica.

SIM Carabinieri – Segreteria Nazionale

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