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PROTOCOLLO CARABINIERI–AGENZIA DELLE ENTRATE: CHIARIMENTI SULLE NOTIZIE DI INTERRUZIONE DELL’INTESA. MELONI E CROSETTO INTERVENGANO
SIM Carabinieri: «Si chiariscano i fatti e le ragioni dell’eventuale interruzione. La formazione del personale merita decisioni motivate e trasparenti»
Roma. Il SIM Carabinieri chiede al ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, di chiarire pubblicamente quanto riportato dal Fatto Quotidiano in merito alla possibile interruzione del protocollo tra Agenzia delle Entrate e Arma dei Carabinieri e al ruolo che il ministro avrebbe avuto nella vicenda. Secondo quanto riferito dall’articolo pubblicato il 29 ottobre, l’intesa sarebbe stata sottoscritta il 28 ottobre con durata quinquennale e sarebbe stata poi rescissa dall’Agenzia delle Entrate dopo meno di 24 ore, a seguito delle reazioni di alcune organizzazioni sindacali della Guardia di Finanza. Il SIM Carabinieri non intende sostituire le proprie valutazioni agli atti ufficiali. Proprio per questo chiede che siano resi pubblici, nelle forme consentite, il testo del protocollo, l’eventuale atto di rescissione e le ragioni istituzionali che avrebbero determinato una decisione tanto rapida. La questione non riguarda una contrapposizione tra lavoratori in uniforme. Riguarda la trasparenza delle decisioni pubbliche, la coerenza dei rapporti tra amministrazioni dello Stato e la possibilità di assicurare al personale percorsi di formazione adeguati alla complessità dei fenomeni criminali ed economico-finanziari. Il contrasto al terrorismo, alla criminalità e agli illeciti economico-finanziari richiede analisi, competenze e formazione. Se una collaborazione formativa è stata effettivamente interrotta, occorre quindi spiegare ai cittadini e al personale interessato per quali ragioni ciò sia avvenuto.
FORMAZIONE E COOPERAZIONE ISTITUZIONALE NON SONO UN’INVASIONE DI CAMPO
Dalla ricostruzione giornalistica emerge che il protocollo era finalizzato ad affinare le capacità operative dei Carabinieri in ambito economico-finanziario e a favorire la condivisione di esperienze, conoscenze e strumenti formativi. L’articolo richiama, in particolare, attività riguardanti l’analisi delle dinamiche di mercato, l’esercizio d’impresa, il monitoraggio immobiliare e i sistemi di controllo e verifica tributaria ed erariale. Si tratta di materie complesse, rispetto alle quali la formazione interistituzionale può contribuire a rafforzare la capacità complessiva dello Stato di prevenire e contrastare gli illeciti. Per quanto risulta dalla ricostruzione pubblicata, l’intesa riguardava attività di formazione, docenza, scambio di esperienze e tecniche info-investigative. Non risulta invece annunciata l’attribuzione ai Carabinieri di competenze proprie dell’Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza. Il SIM Carabinieri non mette in discussione la professionalità dei finanzieri né il ruolo specialistico svolto dalla Guardia di Finanza nel settore economico-finanziario. Proprio per questo, però, non è accettabile che la formazione del personale dell’Arma venga rappresentata come una sottrazione automatica di competenze o come un’indebita invasione di campo. La crescita professionale dei Carabinieri non può essere sottoposta al gradimento preventivo di altre amministrazioni o delle loro “rappresentanze sindacali”. Eventuali limiti, incompatibilità o criticità devono essere indicati in modo preciso e verificabile.
SE ESISTONO RAGIONI OSTATIVE, SIANO INDICATE
Se il protocollo conteneva clausole incompatibili con l’ordinamento, siano indicate.
Se esistevano criticità relative alla ripartizione delle competenze, siano spiegate.
Se erano coinvolti profili di sicurezza delle informazioni, protezione dei dati, accesso a banche dati o organizzazione dei percorsi formativi, siano precisati gli elementi che avrebbero impedito la prosecuzione dell’intesa.
La semplice eventualità che i Carabinieri potessero acquisire maggiori conoscenze professionali in materia economica e finanziaria non può, da sola, essere considerata una ragione sufficiente per interrompere un percorso formativo. Conoscere meglio i fenomeni economici e finanziari significa disporre di strumenti più solidi per svolgere i propri compiti. La formazione del personale non è un privilegio concesso a un Corpo contro un altro: è uno strumento di efficienza amministrativa e di tutela della collettività.
COLLABORAZIONE TRA AMMINISTRAZIONI: SERVONO CRITERI TRASPARENTI E COERENTI
Le amministrazioni dello Stato collaborano quotidianamente attraverso protocolli, convenzioni, attività formative, scambi di esperienze e iniziative comuni. È evidente che ogni accordo ha oggetto, presupposti e limiti propri e che non è possibile sovrapporre automaticamente intese diverse. Proprio per questo è necessario che le decisioni siano assunte sulla base di criteri trasparenti, verificabili e coerenti. Eventuali obiezioni relative alle competenze devono essere esplicitate e valutate nel merito. La domanda è semplice: quali specifiche ragioni giuridiche o organizzative avrebbero giustificato l’interruzione dell’intesa riferita dalla stampa? A questa domanda serve una risposta documentata. Le prerogative istituzionali di ciascun Corpo devono essere rispettate. Eventuali limitazioni a una collaborazione formativa devono trovare fondamento nelle disposizioni applicabili ed essere spiegate nelle forme consentite. Difendere una competenza significa esercitarla con autorevolezza e metterla a disposizione dell’interesse generale. Il confronto sulle rispettive attribuzioni deve favorire soluzioni che consentano al personale di formarsi nel rispetto dell’ordinamento.
IL CONTRASTO AGLI ILLECITI RICHIEDE COMPETENZE E COOPERAZIONE
La complessità dell’evasione fiscale, del riciclaggio, delle frodi economiche e degli altri fenomeni criminali connessi alla dimensione finanziaria impone una risposta coordinata delle amministrazioni competenti. Nessuno mette in discussione la funzione specialistica della Guardia di Finanza. Allo stesso tempo, nessuno può sostenere che la formazione dei Carabinieri in materie economiche e finanziarie sia, per definizione, incompatibile con il ruolo della Guardia di Finanza. La cooperazione tra amministrazioni non sottrae competenze quando è realizzata nel rispetto delle funzioni istituzionali, delle regole di sicurezza e della disciplina applicabile alle informazioni. Il SIM Carabinieri riconosce ai finanzieri impegno, sacrifici e dignità professionale. Proprio per questo respinge ogni tentativo di trasformare una questione istituzionale e formativa in una contrapposizione tra lavoratori in uniforme. Alle organizzazioni sindacali della Guardia di Finanza che hanno contestato il protocollo chiediamo di spiegare quale concreto pregiudizio deriverebbe al personale del Corpo dalla partecipazione dei Carabinieri a corsi, seminari e percorsi di formazione in materia economica e finanziaria. La dignità professionale dei finanzieri e quella dei Carabinieri meritano lo stesso rispetto.
MINISTRO GIORGETTI, CHIARISCA I FATTI E LE EVENTUALI DECISIONI
Il SIM Carabinieri chiede al ministro Giorgetti di chiarire:
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se il protocollo tra Agenzia delle Entrate e Arma dei Carabinieri sia stato effettivamente rescisso, sospeso o modificato;
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attraverso quale atto sia stata assunta l’eventuale decisione;
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quali motivazioni abbiano determinato la rescissione o l’interruzione del percorso;
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se il Ministero dell’Economia e delle Finanze sia intervenuto nella vicenda e, in caso affermativo, attraverso quali atti o interlocuzioni istituzionali;
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se siano state rappresentate ragioni attinenti alla ripartizione delle competenze, alla sicurezza delle informazioni, alla protezione dei dati o all’organizzazione dei percorsi formativi;
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quali iniziative intenda assumere per garantire, ove compatibile con l’ordinamento, la prosecuzione della collaborazione formativa tra le amministrazioni coinvolte.
Qualora fosse confermato che un intervento del ministro abbia determinato o contribuito alla rescissione del protocollo, il SIM chiede che siano rese pubbliche le ragioni di tale intervento.
Qualora non emergessero specifiche ragioni giuridiche o organizzative a sostegno dell’interruzione, il SIM esprimerebbe una netta critica sindacale alla rinuncia a un’opportunità di formazione per il personale.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze esercita responsabilità che richiedono trasparenza, equilibrio e rispetto per tutte le istituzioni coinvolte.
Il rapporto istituzionale tra il Ministero e la Guardia di Finanza deve accompagnarsi al rispetto delle attribuzioni delle altre amministrazioni e alla valutazione delle opportunità di cooperazione nell’interesse pubblico.
Il SIM Carabinieri ritiene che ogni decisione sulla collaborazione formativa debba considerare le esigenze professionali del personale ed essere sostenuta da motivazioni verificabili.
MELONI E CROSETTO INTERVENGANO: SERVE CHIAREZZA E RISPETTO PER L’ARMA
Il SIM Carabinieri chiede alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e al Ministro della Difesa, Guido Crosetto, un autorevole intervento per chiarire se, con quali modalità e sulla base di quali motivazioni il ministro Giorgetti sia intervenuto per determinare o contribuire all’interruzione del protocollo tra Agenzia delle Entrate e Arma dei Carabinieri. Se la ricostruzione giornalistica fosse confermata, occorrerebbe spiegare quale interesse pubblico abbia giustificato una decisione capace di arrestare un percorso di formazione e cooperazione tra due amministrazioni dello Stato. La dignità istituzionale dell’Arma e la crescita professionale dei Carabinieri meritano una presa di posizione chiara del Governo. Chiediamo alla Presidente Meloni di garantire coerenza nell’azione dell’Esecutivo e al Ministro Crosetto di tutelare le legittime opportunità formative del personale dell’Arma, nel rispetto delle competenze previste dall’ordinamento. Qualora fosse confermato un intervento ministeriale, chiediamo di chiarire se esso sia stato fondato su specifiche ragioni giuridiche e organizzative e quale valutazione sia stata compiuta delle obiezioni avanzate dalle organizzazioni sindacali. La formazione del personale merita decisioni motivate e coerenti con l’interesse pubblico. Si chiariscano le ragioni dell’eventuale interruzione e si valuti come assicurare la prosecuzione della collaborazione formativa nel rispetto dell’ordinamento. La collaborazione tra istituzioni serve ai cittadini e rafforza lo Stato. Non può essere sacrificata a gelosie corporative o alla difesa di spazi di esclusività: la crescita professionale di un Corpo costituisce una risorsa per la sicurezza collettiva.
Dal ministro Giorgetti avremmo preferito ricevere segnali concreti di vicinanza alle donne e agli uomini delle Forze dell’ordine, a partire da un finanziamento adeguato della previdenza dedicata, senza contropartite penalizzanti per il personale. Su risorse, condizioni e tempi di attuazione eserciteremo un controllo puntuale, chiedendo al Ministero la stessa rapidità decisionale che, secondo la ricostruzione giornalistica, avrebbe caratterizzato l’interruzione del protocollo.
SIM CARABINIERI
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