SIM CARABINIERI DOPO IL PESTAGGIO DEL POLIZIOTTO: “ADESSO LA MAGISTRATURA FACCIA LA SUA PARTE”
Torino. Sono passate meno di 24 ore da quando le terribili immagini di Torino, con un poliziotto a terra, circondato, pestato e preso a martellate, hanno scosso l’intera opinione pubblica. Ed ancora di più hanno sconcertato e provocato la rabbia e l’indignazione di tutti gli uomini e le donne in divisa. Spetterà al Ministero dell’Interno e ai competenti organi di PS verificare se e in che termini qualcosa non ha funzionato nella gestione dell’ordine pubblico, ma due importanti conclusioni le possiamo trarre. La prima è che quanto avvenuto è sicuramente il risultato del clima creato dai tanti fomentatori di odio, di chi, verosimilmente per motivazioni politiche o ideologiche, non ha avuto alcuna remore a “fertilizzare” il terreno dello scontro. Di chi è sempre pronto a mettere sotto la lente di ingrandimento l’operato delle forze dell’ordine e mai degli aggressori delle piazze, di chi, anche davanti a vicende come quella di Torino, è sempre pronto a trovare una qualche forma di giustificazione. Non abbiamo dubbi che se quelle immagini avessero ripreso, anziché un poliziotto preso a martellate a terra, il medesimo poliziotto a dare “mezza” manganellata in più, avremmo già una pletora di professori da salotto intento a crocifiggerlo. Probabilmente avremmo anche avuto una celerissima iscrizione nel registro degli indagati, un trasferimento, il blocco della carriera e la gogna mediatica a fare da sfondo. E questa riflessione del SIM Carabinieri apre la alla seconda riflessione che si ritiene di dover trarre. Ora la parola passa alla Magistratura. Quella Magistratura così legittimamente attenta a quelle iscrizioni, così irreprensibile nel condannare un maresciallo dei carabinieri qualche giorno fa per eccesso colposo di legittima difesa dopo che quest’ultimo aveva sparato ad un ladro che aveva appena ferito con un cacciavite il collega. E il SIM per i fatti di Torino, per quel poliziotto preso a martellate, per quelle decine e decine di agenti feriti, attende ora l’intervento della Magistratura, con trepidante attesa e con cieca fiducia in quella medesima attenzione ed in quella identica irreprensibilità. Perché, senza fare alcun “giro di parole”, c’è probabilmente un “attore” poco citato quando si parla di ordine e sicurezza pubblica ed è proprio la Magistratura. E ciò poiché è anche attraverso le relative decisioni che alcune di quelle persone erano ieri in piazza a Torino o lo saranno ancora nelle prossime manifestazioni. Perché, prima o poi, chi impugnava quel martello verrà di certo identificato dalle forze dell’ordine e molto probabilmente si accerterà che lo aveva già fatto. Chi gli tirava calci e pugni in faccia verrà individuato e altrettanto probabilmente si accerterà che lo aveva già fatto. Ed anche chi tentava di allontanargli il casco per evitare di proteggersi sarà identificato e sempre probabilmente si accerterà che lo aveva già fatto. E quando, si auspica molto presto, quelle persone verranno identificate, cosa farà la Magistratura? Applicherà la custodia cautelare del carcere? E per quanto tempo? Oppure si limiterà all’obbligo di firma? Oppure, ancora peggio deciderà di lasciarli in libertà? Verrà qualificato il tentato omicidio e le semplici lesioni? Arriveremo per l’ennesima volta a qualche estinzione del reato per tenuità del fatto o per esito positivo di una qualche messa in prova? Il SIM Carabinieri rivendica risposte. Lo deve a tutti i colleghi e soprattutto a chi ogni giorni ha deciso di dare fiducia alla nostra associazione sindacale. In questi anni abbiamo già fatto molto: abbiamo depositato proprio l’anno scorso una proposta di legge per la tutela dei militari in ordine pubblico, abbiamo interloquito con i competenti organi ministeriali per migliorare e aggiornare gli strumenti di difesa durante l’OP ed evitare lo scontro “corpo a corpo”, abbiamo garantito ad ogni nostro iscritto il diritto ad una tutela legale gratuita. Ogni giorno interveniamo per far sentire pubblicamente la nostra voce scontrandoci apertamente e con convinzione con i tanti fomentatori di odio. Ma ora chiediamo di più. E lo facciamo a chi ha il dovere e il potere di farlo.
SIM CARABINIERI

