SIM Carabinieri su Sanità Militare: No a una riforma che ignora le specificità dei Carabinieri e mette a rischio personale ed efficienza
Roma. Nel corso del confronto sullo schema di decreto legislativo per la revisione della Sanità Militare, ospitato presso la Sala Colletti del Gruppo Forza Italia alla Camera dei deputati, il SIM Carabinieri – rappresentato dal Segretario Generale Antonio Serpi e dal Capo Dipartimento Sanità Amelia Di Benedetto – ha espresso una netta e motivata contrarietà all’attuale impianto della riforma. Al centro delle criticità, una proposta normativa che non tiene conto della realtà operativa dell’Arma dei Carabinieri e delle esigenze dei suoi oltre 120.000 appartenenti e che rischia di compromettere efficienza, tutela sanitaria e diritti del personale. I punti chiave del SIM Carabinieri:
Corpo Unico fuori delega
La delega parlamentare parlava di riorganizzazione funzionale, non di creazione di un corpo unico capace di annullare le specificità. Il SIM Carabinieri difende un modello di interforzizzazione, in cui restino intatte le competenze di Polizia Giudiziaria e Pubblica Sicurezza, pilastri identitari e operativi dell’Arma.
Libera professione per tutti i sanitari
Limitare l’attività libero-professionale a poche categorie è una scelta ritenuta iniqua. L’estensione a tutte le professioni sanitarie rappresenterebbe un valore aggiunto per l’Amministrazione, per lo Stato e per il supporto al personale e alle famiglie.
La sproporzione dei numeri
Ridurre l’Arma a una quota marginale della sanità militare non riflette la realtà. I circa 400 professionisti sanitari dei Carabinieri – tra cui 180 ufficiali– garantiscono da oltre vent’anni la tutela sanitaria di 120.000 uomini e donne e delle loro famiglie. Sottrarre queste risorse significherebbe impoverire drasticamente l’offerta di salute dedicata all’Arma.
Il mito dell’“impatto zero”
L’idea di una riforma senza conseguenze viene fermamente contestata. L’impatto esiste ed è diretto: riguarda circa 260.000 militari complessivi e le loro famiglie, con il rischio concreto di indebolire presidi sanitari essenziali.
“Siamo favorevoli a una riforma che evolva e ampli le competenze, ma non accetteremo decreti che sottraggono risorse e identità, trasformando un servizio d’eccellenza in un apparato burocratico che dimentica il fattore umano.”
Il SIM Carabinieri ribadisce che continuerà a vigilare affinché la revisione della Sanità Militare non si traduca in un arretramento dei diritti e della tutela della salute di chi serve quotidianamente lo Stato.
SIM CARABINIERI SEGRETERIA NAZIONALE

