14 Marzo 2026
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VIGORESSIA

Roma. Nell’immaginario comune, passare molto tempo in palestra è associato a disciplina, salute e forza di volontà. Tuttavia, esiste una condizione psicologica in cui l’allenamento smette di essere una scelta e diventa un obbligo: la vigoressia, nota anche come dismorfia muscolare. La vigoressia è un disturbo dell’immagine corporea in cui la persona è ossessionata dall’idea di non essere abbastanza muscolosa, forte o definita, anche quando il suo corpo è oggettivamente atletico o ipertrofico. Il nucleo del problema non risiede nel corpo reale, ma nella percezione distorta che l’individuo ha di sé. In altre parole, il corpo non è mai abbastanza, perché lo sguardo che lo osserva è costantemente insoddisfatto. Chi soffre di vigoressia vive il corpo come un progetto incompleto, un lavoro sempre da rifinire. Guardandosi allo specchio, vede difetti, carenze e debolezze che in realtà non sussistono. La massa muscolare diventa il principale criterio di valutazione del proprio valore personale per cui sentirsi forti equivale a sentirsi adeguati, stimabili, degni. L’allenamento, in questo contesto, perde la sua dimensione di piacere o di benessere e assume una funzione di controllo quindi saltare una sessione può generare ansia intensa, irritabilità, senso di colpa o paura di perdere i risultati ottenuti. Non è semplicemente fare troppa palestra, è fondamentale distinguere la vigoressia da una semplice passione per lo sport. Allenarsi con costanza, avere obiettivi estetici o di performance non è di per sé patologico mentre la vigoressia, al contrario, emerge quando l’intera vita dell’individuo ruota attorno al corpo impattando su relazioni sociali, lavoro, studio e salute che vengono sacrificati in nome dell’allenamento e della dieta. Spesso compaiono comportamenti rigidi e ripetitivi, come diete estremamente restrittive, uso di integratori e ricorso a steroidi anabolizzanti. Non è raro l’isolamento sociale in quanto situazioni come vacanze, cene o momenti di svago vengono evitate perché percepite come una minaccia alla routine fisica o alimentare. Uno degli aspetti più interessanti e drammatici della vigoressia è il suo paradosso centrale: nasce dal desiderio di forza, ma produce una profonda fragilità psicologica. Più il corpo diventa muscoloso, più cresce la paura di perderlo. La persona finisce per essere prigioniera di un ideale irraggiungibile, in una rincorsa continua che non conduce mai a un senso di pienezza. Un dato interessante è che la vigoressia colpisce prevalentemente gli uomini, anche se non ne sono escluse le donne. A differenza di altri disturbi dell’immagine corporea, qui l’ideale non è la magrezza, ma l’iper-muscolarità. Questo riflette un modello culturale di mascolinità che valorizza forza, potenza, controllo e invulnerabilità. In questo senso, la vigoressia può essere letta come una risposta patologica a una pressione sociale: il corpo diventa il luogo in cui dimostrare il proprio valore, la propria identità e, talvolta, la propria virilità. È un disturbo che ci invita a riflettere su quanto il rapporto con il corpo possa trasformarsi da cura di sé a forma di auto-controllo e sofferenza silenziosa, mascherata da disciplina.

 

SIM Carabinieri Dipartimento salute e benessere

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Responsabile Dott.ssa Laura Seragusa

Laura Montanaro – Stefania Siano – Alice Rivolta – Alessandra Antonangeli

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