TENUITÀ DEL FATTO PER CHI PICCHIA I CARABINIERI: UNA FERITA ALLA DIGNITÀ DELLO STATO
Roma. Il SIM Carabinieri esprime sconcerto, indignazione e ferma opposizione alla possibilità — oggi concreta — che la violenza contro Carabinieri e operatori delle Forze dell’Ordine possa essere dichiarata “fatto tenue” e come tale “non punibile“. La sentenza n. 172/2024 della Corte costituzionale, che ha dichiarato illegittima l’esclusione della particolare tenuità del fatto per i reati di cui agli artt. 336 e 337 c.p., produce un effetto devastante: picchiare un Carabiniere potrà da oggi non essere più punibile. Un messaggio pericoloso, una ferita istituzionale, un arretramento culturale. Il SIM Carabinieri prende atto, con sconcerto, che picchiare un operatore di polizia nell’esercizio delle proprie funzioni può da oggi essere considerato un “fatto tenue“. E prende atto, con altrettanto sconcerto che, invece, nella stessa norma, si prevede che analoga causa di non punibilità non può invece essere utilizzata “quando l’autore ha agito per motivi abietti o futili, o con crudeltà, anche in danno di animali“. Nei confronti degli uomini e delle donne in divisa invece, a quanto pare, sì, anche perché, si dubita che una siffatta aggravante verrebbe mai applicata ai reati di resistenza e violenza a Pubblico Ufficiale. Si sa infatti, e lo si afferma ormai con drammatica rassegnazione, che chi picchia i Carabinieri avrà di certo qualche nobile e giustificato motivo per farlo, di certo mai abietto o futile. Un ribaltamento, quello provocato dalla sentenza della Consulta, che offende non solo gli operatori in divisa, ma la stessa idea di Stato. La Corte ha rilevato un’incoerenza creata dal Legislatore: il reato di cui all’art. 338 c.p. — con pena minima più alta — consente la tenuità del fatto, mentre i reati contro il singolo pubblico ufficiale (336–337), meno gravi sulla carta, ne erano esclusi. E, purtroppo, in tale incoerenza e confusione di interventi normativi, a rimetterci, come sempre, saranno tutti gli operatori delle forze dell’ordine mentre, a beneficiarne, saranno i delinquenti autori dei pestaggi. Un Paese che tollera la violenza contro chi lo difende perde la propria credibilità. È per questa ragione che il SIM Carabinieri chiede di escludere per legge la “particolare tenuità del fatto” per TUTTI i reati commessi ai danni di: Carabinieri e Forze dell’Ordine, Pubblici Ufficiali e incaricati di pubblico servizio, Forze Armate, organi politici, amministrativi e giudiziari e istituzioni dello Stato garantendo coerenza logica al sistema normativo, consentendo il ripristino dell’originale formulazione dell’art 131 bis cp e superando così le criticità sollevate dalla Corte Costituzionale. Per SIM Carabinieri chi difende lo Stato deve essere difeso dallo Stato e per questo come primo sindacato militare italiano in termini di rappresentatività continuerà a difendere con determinazione i propri iscritti e ad opporsi a qualsiasi norma che indebolisca la sicurezza, la dignità e l’autorità degli uomini e delle donne in divisa.
SIM CARABINIERI SEGRETERIA NAZIONALE

