Il coraggio della verità: bilanci e sfide nel discorso di fine anno del Segretario Generale SIM Carabinieri
Cari colleghi,
alla fine di quest’anno sento il dovere di rivolgermi a voi. Ai Carabinieri che anche in questi giorni di festa, come sempre, sono per strada a dare il loro contributo per la sicurezza dei cittadini. A chi è lontano da casa. A chi ha rinunciato al tempo con la propria famiglia per garantire sicurezza agli altri. A chi chiude questo anno stanco, provato, ma ancora orgogliosamente in piedi. A chi ha rispettato il dovere anche quando il dovere non è stato rispettato nei suoi confronti. A nome del SIM Carabinieri auguro a ogni Carabiniere e alle sue famiglie un fine anno di serenità, di dignità e di rispetto. Perché dietro ogni turno, ogni sacrificio, ogni notte passata in servizio, c’è una persona che merita riconoscimento, non silenzio. Ma sento di dirvelo con onestà: gli auguri, da soli, non bastano. E proprio perché questo è il tempo dei bilanci e della verità, oggi non posso limitarmi alle parole di circostanza ma voglio trarre le somme. Negli ultimi decenni penso qualcosa si è incrinato. E chi indossa questa divisa lo sa bene: non è una sensazione, è la realtà quotidiana. Provvedimenti legislativi miopi hanno limitato il naturale turnover, innalzato il limite pensionabile, con relativa presa in giro dello spostamento ad altro anno, svuotando di valore il nostro lavoro, e non mettendo un euro sulla legge di bilancio in barba ad una specificità vuota e inconsistente che troppe volte viene ricordata come un privilegio. Il lavoro straordinario è oggi retribuito meno di qualsiasi altra attività, costringendo migliaia di Carabinieri a turni massacranti, a ore su ore di servizio aggiuntivo, con la speranza di riuscire a recuperare economicamente ciò che l’inflazione sottrae alle nostre famiglie. Un’inflazione che spesso costringe a rinunciare anche ai beni essenziali, mentre continuiamo a garantire sicurezza a tutti. Non viene considerato che l’elemento centrale della sicurezza italiana è l’Arma è il Carabiniere inteso come uomo/donna di tutte le categorie, il Carabiniere va tutelato e salvaguardato assicurandogli condizioni di lavoro dignitose, addestramento costante, garantendogli un ambiente di lavoro sicuro, rispetto delle norme sull’orario di lavoro, sui riposi e sulla retribuzione nonché dotazioni all’avanguardia attraverso un sistema logistico efficiente. Parliamoci chiaro. In questi anni tutti hanno promesso. Pochi hanno mantenuto. Tutti parlano di sicurezza senza investire davvero in chi la sicurezza la garantisce ogni giorno. Ogni governo ha lasciato una promessa mancata perché ci considera scontati, ligi e sacrificabili. Tanto populismo, tante parole, sempre sulle spalle degli operatori di sicurezza. Donne e uomini costretti a subire aggressioni, insulti, sputi, troppo spesso minimizzati come fatti di “lieve entità”. Come se colpire, umiliare o sputare addosso a un Carabiniere, a un poliziotto, a un operatore della sicurezza fosse parte del mestiere. Come se l’offesa e la violenza fossero diventate, di fatto, tollerabili. Nel frattempo, si innalzano i livelli di comando, si centralizzano le decisioni, si allontanano i vertici dal territorio. Il risultato è evidente: una capacità operativa progressivamente indebolita e un diffuso senso di scoramento tra il personale. E mentre noi continuiamo a garantire tutto a tutti, altri attori istituzionali colmano i vuoti, ridefiniscono i propri ruoli, ottengono risorse, tutele, riconoscimenti, come la suddivisione delle risorse per gli esuberi degli straordinari, che fanno intendere che chi lavora di più prende di meno. Vorrei poter dire che va tutto bene. Ma il ruolo del SIM Carabinieri impone una cosa sola: la verità. Ed è per questo che esiste il SIM Carabinieri:
Non per dividere, ma per rappresentare.
Non per urlare, ma per pretendere rispetto.
Non contro qualcuno, ma per i Carabinieri. Questa non è una battaglia del SIM.
È una responsabilità collettiva. Prima di chiudere, però, sento il bisogno di fermarmi.
Di fermarmi davvero. Perché il bilancio del 2025 non è fatto solo di turni interminabili, di sacrifici silenziosi, di battaglie sindacali combattute ogni giorno. È fatto anche di vuoti che non si colmano. Di assenze che restano e che pesano come macigni. Nel 2025 alcuni Carabinieri non sono tornati a casa. Hanno indossato la divisa un’ultima volta. Hanno fatto il loro dovere fino in fondo e da quel servizio non sono più tornati. Ricordo con rispetto profondo e con autentica commozione:
il Brigadiere Capo Carlo Legrottaglie,
il Luogotenente Carica Speciale Marco Piffari,
il Brigadiere Capo Qualifica Speciale Valerio Daprà,
il Carabiniere Scelto Davide Bernardello.
Non sono nomi da leggere in fretta. Non sono nomi da pronunciare una sola volta all’anno. Sono vite spezzate. Sono famiglie segnate per sempre. Sono colleghi che mancano ogni giorno. Il loro sacrificio non è un ricordo da archiviare. È una responsabilità che resta sulle nostre spalle. A loro dobbiamo memoria. Alle loro famiglie dobbiamo vicinanza vera, concreta, continua. A chi continua a servire dobbiamo sicurezza, dignità, diritti. Non domani. O un giorno. Ma adesso.
Antonio Serpi
Segretario Generale del SIM Carabinieri

