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SIM CARABINIERI: «IL DIRITTO DI CRONACA NON DIVENTI UN PROCESSO MEDIATICO. LA DIGNITÀ DELLE PERSONE E LA TUTELA DEI MINORI VENGONO PRIMA DEL CLAMORE»
Roma. Il SIM Carabinieri esprime forte preoccupazione per la crescente esposizione mediatica di vicende giudiziarie che coinvolgono appartenenti all’Arma e che, pur trovandosi ancora nella fase delle indagini, finiscono per alimentare giudizi pubblici, commenti e indiscrezioni sulla loro vita privata. La recente notizia, diffusa da numerose testate giornalistiche, riguardante una sottufficiale dell’Arma e una delicata vicenda familiare che coinvolge anche due bambini, impone una profonda riflessione sul confine tra diritto di cronaca, tutela della riservatezza e rispetto della dignità personale. Nessuno intende mettere in discussione la libertà di stampa, né tantomeno interferire con l’attività dell’Autorità Giudiziaria, che deve svolgere serenamente il proprio lavoro. Tuttavia, è lecito domandarsi quale sia l’effettivo interesse pubblico alla diffusione nazionale di particolari così intimi e quale valore aggiunto apporti, sul piano dell’informazione, l’insistenza su relazioni sentimentali e circostanze personali non strettamente necessarie alla comprensione dei fatti. Un Carabiniere, prima ancora di indossare una divisa, è una persona, con una famiglia, degli affetti e una dignità che meritano massimo rispetto. Il rischio concreto è che la diffusione incontrollata di notizie ancora oggetto di accertamento trasformi un’indagine in una gogna mediatica, con ripercussioni personali, familiari e professionali che nessuna eventuale successiva archiviazione o assoluzione potrà mai cancellare. Ancora più delicata appare la posizione dei minori coinvolti, il cui diritto alla riservatezza deve rappresentare una priorità assoluta, anche quando la loro identità non venga espressamente divulgata. Il Testo Unico dei doveri del giornalista e le carte deontologiche richiamano espressamente i principi di essenzialità dell’informazione, presunzione di non colpevolezza e protezione dei minorenni, anche da forme di identificazione indiretta. Il SIM Carabinieri non chiede il silenzio sulle indagini, ma il rispetto per le persone. Non chiede privilegi per chi indossa un’uniforme, ma le medesime garanzie di garanzia e riservatezza riconosciute a ogni cittadino. Indossare la divisa non può diventare un pretesto per amplificare il clamore attorno a questioni strettamente personali. La dignità della persona non si sospende quando si indossa un’uniforme. Si invita pertanto gli organi di informazione a una seria riflessione sull’opportunità e sulla proporzionalità della diffusione di dettagli familiari e personali, soprattutto quando sono coinvolti bambini e quando le responsabilità penali risultano ancora tutte da accertare. La giustizia si esercita nelle sedi competenti, non sui giornali, non sui social network e non nelle chat.
SIM Carabinieri – Segreteria Nazionale
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