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Comunicati Nazionali, News

TFS E TFR, memorie difensive INPS: lavoratori pubblici dipinti come incapaci e Forze di Polizia definite “privilegiate”. Basta offese.

Ufficio Stampa

22 Febbraio 2026

Roma. Nel corso del giudizio in cui l’INPS è parte, nelle memorie difensive depositate per l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale – INPS, esposte con dovizia di particolari dall’Avv. Gino Madonia, compaiono affermazioni che il SIM Carabinieri ritiene non solo inappropriate, ma gravemente lesive della dignità dei dipendenti pubblici e, in particolare, del comparto sicurezza. Nel finale della seconda memoria, a pagina 15, si sventola una presunta “copiosa letteratura” per insinuare che chi riceve somme “una tantum” sia automaticamente portato a “gratificazioni immediate”, “euforia” e “spese eccessive”, come se la razionalità fosse un interruttore che salta appena arriva un bonifico. Prendiamo atto dell’assunto. A questo punto, per pura coerenza, proponiamo di applicarlo a chiunque, senza eccezioni. Quindi, per prudenza, anche parcelle e compensi professionali andrebbero corrisposti rigorosamente a rate, magari corredati da un utile avviso: “Attenzione: il TFS può provocare euforia e scorciatoie mentali.” Sarebbe paradossale dipingere i lavoratori come bisognosi di tutela e poi scoprire che, seguendo lo stesso ragionamento, il primo soggetto da “mettere in sicurezza” sarebbe proprio chi lo teorizza. Ironia a parte, il punto è serissimo. Qui non si discute di stile, ma di rispetto. Non è un argomento tecnico: è un giudizio implicito sulla capacità di gestione economica di uomini e donne che hanno servito lo Stato per decenni, spesso in condizioni di rischio, con responsabilità enormi e con stipendi che nessuno può definire privilegiati. E non finisce qui.  Nella stessa linea difensiva si sostiene che il TFS ex DPR 1032/1973, riconosciuto anche agli appartenenti ai Corpi di Polizia a ordinamento civile e militare, costituirebbe un trattamento “assolutamente privilegiato” rispetto al TFR. il SIM Carabinieri respinge con fermezza questa impostazione.
Non è un privilegio ciò che nasce per compensare vincoli, rischi e limitazioni che altri non hanno.
Non è un privilegio l’uscita anticipata quando deriva da un lavoro usurante, operativo e ad alto rischio.
Non è un privilegio una maggiorazione che tiene conto di missioni, impieghi gravosi, contesti internazionali complessi, responsabilità permanenti e disponibilità operativa continua.
Chiamare tutto questo “beneficio” o “trattamento di favore” significa cancellare con una formula astratta anni di servizio reale, sacrifici personali e familiari, esposizione al rischio e limitazioni che accompagnano l’intera carriera. Anche l’argomento secondo cui accelerare i pagamenti metterebbe in difficoltà l’Istituto nel recupero di eventuali indebiti è, nei fatti, un rovesciamento della realtà: l’efficienza amministrativa non può trasformarsi in un motivo per trattenere per anni somme maturate legittimamente dai lavoratori. Il TFS non è un prestito allo Stato.  Infine, è contraddittorio sostenere da un lato che tali somme dovrebbero sostenere la previdenza complementare e, dall’altro, descrivere i lavoratori come soggetti inclini all’irrazionalità economica. O si ritiene che siano cittadini responsabili, oppure si ammette una visione paternalistica che noi respingiamo con decisione. Per questi motivi il SIM Carabinieri chiede:
1. all’INPS di prendere formalmente le distanze da passaggi che ledono l’immagine e la dignità dei dipendenti pubblici;
2. alla Corte di valutare i provvedimenti opportuni a tutela del decoro del contraddittorio e del rispetto dovuto alle parti;
3. al Governo di valutare con attenzione l’opportunità che simili impostazioni continuino a rappresentare la linea                  difensiva di un’Amministrazione dello Stato.
Noi continueremo a difendere con determinazione l’onore e la dignità di chi ha servito lo Stato con disciplina e senso del dovere: basta rateizzare il TFS si tratta di un emolumento maturato che deve essere corrisposto interamente e subito all’atto del collocamento in quiescenza.  Chi ha indossato un’uniforme o ha svolto funzioni pubbliche delicate non merita stereotipi, ma rispetto. Un ringraziamento particolare va all’Avv. Pietro Frisani per aver scoperchiato, senza possibilità di equivoci, quale pensiero e quale rispetto – o meglio, quali mancanza di rispetto – emergano in certe difese verso i pensionati e di chi sta per andare in quiescenza. (Audio Avv, Frisani allegato).

SIM CARABINIERI SEGRETERIA NAZIONALE

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