22 Aprile 2024
Pillole di previdenza

Pillole di previdenza: metodi di calcolo delle pensioni

Cari associati del SIM Carabinieri eccoci al terzo appuntamento con “PILLOLE DI PREVIDENZA”. In questo articolo il nostro Presidente Giuseppe Bonadonna e il nostro Professore Francesco Vallacqua ci parleranno dei:
metodi di calcolo delle pensioni. Buona Lettura!

Antonio Serpi
Segretario Generale Nazionale SIM Carabinieri

 


Il Presidente: le prestazioni pensionistiche vengono determinate con i c.d. metodi di calcolo i quali si devono inquadrare all’interno del sistema a ripartizione di cui si è argomentato nel precedente articolo.

 Il Professore: esattamente i metodi di calcolo si differenziano a seconda dell’anzianità contributiva maturata alla data del 31 dicembre 1995:

  • per chi ha meno di 18 anni di contributi, il criterio utilizzato è misto A, e cioè “retributivo”, per l’anzianità maturata sino al 31 dicembre 1995, e “contributivo” per i periodi di attività dal 1 gennaio 1996;
  • per chi può contare su almeno 18 anni di contributi (compresi i contributi, figurativi, da riscatto e ricongiunzione), si applica il cosiddetto misto B cioè “retributivo”, per l’anzianità maturata sino al 31 dicembre 2011, e “contributivo” per i periodi di attività dall’1 gennaio 2012;
  • per i nuovi assunti, dal primo gennaio 1996 (privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995) si applica invece il solo criterio contributivo, strettamente collegato al valore della contribuzione versata nell’arco dell’intera vita lavorativa (tab.3).

Il Presidente: gentilissimo Professore ci può spiegare il metodo retributivo?

Il Professore: in base a tale metodo l’entità della pensione è collegata alle retribuzioni/redditi di un determinato periodo. In questo modo la prestazione è fortemente legata al progresso di carriera retributiva e può consentire significativi incrementi indipendentemente dall’alimentazione finanziaria se lo stipendio utile ai fini del calcolo aumenta negli ultimi anni di computo.

Il metodo retributivo, è basato sui seguenti 3 elementi principali:

  1. La retribuzione pensionabile (che è quella valida ai fini pensionistici);
  2. L’aliquota di rendimento (la quale indica la percentuale da applicare alla retribuzione pensionabile per ogni anno di contribuzione);
  3. L’anzianità contributiva.

Posto:

R= retribuzione pensionabile

A= aliquota di rendimento

N= anzianità contributiva

P= prestazione (Pensione)

Abbiamo:

P= R*A*N

Il metodo restituisce una prestazione direttamente collegata alla media delle ultime retribuzioni .

Dopo la riforma Fornero (l. 214/11) non ci sono più lavoratori che percepiscono la pensione solo con il metodo retributivo poiché tutti hanno una componente di calcolo contributiva a seconda delle anzianità possedute o al 31.12.95 o al 31.12.2011.


Il Presidente:
e il metodo contributivo?

Il Professore: il metodo di calcolo contributivo pone in stretta correlazione i contributi versati con le prestazioni erogate. I contributi versati vengono capitalizzati in base a un determinato tasso di rendimento legato al (PIL), generando un montante che, sulla base di coefficienti di trasformazione (aliquote percentuali che tengono conto della speranza di vita dei soggetti) determina la pensione. In sintesi:

Contributi  x tasso di rendimento = montante maturato

  1. contributiva = montante maturato x coefficienti di trasformazione

Poiché il sistema di finanziamento è a ripartizione, in realtà, i contributi sono accantonati solo figurativamente. Sotto il profilo tecnico il sistema contributivo funziona ad accumulo basato sull’accredito ogni anno di una quota della retribuzione.

Il capitale versato produce un rendimento composto, a un tasso legato alla dinamica quinquennale del PIL appositamente calcolato dall’Istat con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare. Al momento del pensionamento, si applica al montante un coefficiente di conversione (introdotto dalla legge 8 agosto 1995, n. 335 e disciplinato da varie leggi successive che ne hanno dettato la cadenza di adeguamento).

Si tratta di un parametro variabile a seconda dell’età anagrafica alla quale il lavoratore consegue la prestazione previdenziale. Il coefficiente è tanto piu’ elevato quanto maggiore è l’età del lavoratore. Il principio, infatti, alla base del sistema contributivo è che piu’ tardi si andrà in pensione maggiore sarà l’importo del trattamento che potrà essere ottenuto perchè minore sarà la durata della vita (potenziale) del beneficiario.

Tabella Coefficienti di trasformazione validi dal 2019

Età pensionamento Divisori 2021-2022 Coefficienti 2021-2022
57 23,892 4,186%
58 23,314 4,289%
59 22,734 4,399%
60 22,149 4,515%
61 21,558 4,639%
62 20,965 4,770%
63 20,366 4,910%
64 19,763 5,060%
65 19,157 5,220%
66 18,549 5,391%
67 17,938 5,575%
68 17,324 5,772%
69 16,707 5,985%
70 16,090 6,215%
71 15,465 6,466%

Consultando i coefficienti sopra riportati si può notare che il valore cresce con il crescere dell’età , mentre se si confrontano i valori dei trienni a parità di età, nel triennio 2019/2021 i valori diminuiscono.

Di seguito si evidenzia un esempio di calcolo della pensione utilizzando un coefficiente di pensionamento corrispondente  a 65 anni ed un montante maturato di 100.000 euro.

P=M*coeff.

 

Montante Coefficiente a 65 anni Anno di pensionamento Rendita annua
100.000 0,06136 2009 6136
100.000 0,05620 2010 5620
100.000 0,05435 2013 5435
100.000 0,05326 2016 5326
100.000 0,05245 2019 5245
100.000 0.05220 2021 5220

 Va ricordata infine anche l’esistenza di un tetto contributivo, rivalutabile sulla base dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati pari, per il 2019 pari a euro 102.543,00. Tale tetto serve per evitare che con il contributivo il livello pensionistico risulti sproporzionato rispetto alle esigenze di spesa pubblica. Oltre tale limite di reddito non si versano i contributi e, quindi, la prestazione pensionistica è plafonata sul massimale contributivo.

 

Il Presidente: Professore e sul  metodo misto cosa ci può dire?

Il Professore: ne esistono di due tipi , il misto A) e quello B).

Il misto A) è il metodo misto vero e proprio e si applica a coloro che al 31/12/95 avevano una anzianità contributiva inferiore a 18 anni.

Per questi soggetti la pensione è ottenuta come il frutto di due quote, una riferibile al metodo retributivo (per le anzianità anteriori all’1/01/96) ed una riferita a quello contributivo (per le anzianità a decorrere dall’1/01/96).
I soggetti cui si applica tale metodo possono anche optare per il il calcolo di tutta la prestazione con l’applicazione del metodo contributivo a condizione che possano far valere un’anzianità contributiva di almeno quindici anni (di cui almeno cinque nel sistema contributivo).
Per poter scegliere questa opzione bisogna, inoltre, avere un’anzianità contributiva inferiore a diciotto anni al 31/12/1995. Si osservi, inoltre, che, è previsto un meccanismo di rivalutazione delle retribuzioni pensionabili, al fine di compensare la riduzione del valore reale di queste, dovuto all’inflazione.

Il misto B) entrato in vigore dal 2012 per effetto della riforma Fornero: si applica a coloro che avevano almeno di 18 anni di contribuzione al 31.12.1995 (cioè gli ex retributivi). Per tali soggetti avremo un calcolo con il metodo retributivo per le anzianità al 31 dicembre 2011 ed un calcolo con il metodo contributivo per le anzianità successive al 31 dicembre 2011.
In ogni caso la legge 190/14  ha previsto che l’importo complessivo del trattamento pensionistico nel sistema misto non può eccedere quello che sarebbe stato liquidato con l’applicazione delle regole di calcolo vigenti prima della data di entrata in vigore della riforma Fornero.

I tassi di sostituzione

 La riduzione delle varie componenti delle prestazioni che è stata resa necessaria a partire dagli anni 90’ del novecento, ha come effetto una significativa riduzione delle prestazioni nel medio periodo poiché le nuove regole sono applicate con la necessaria gradualità. Questa riduzione è rilevante in termini di tasso di sostituzione, ovvero il rapporto fra prima rata di pensione e ultima retribuzione. Tali tassi in sostanza indicano in che misura la pensione obbligatoria consentirà di mantenere il tenore di vita raggiunto durante l’attività lavorativa.
Occorre però osservare che il livello dei tassi di sostituzione è influenzato da vari elementi che si sintetizzano di seguito:

  • il metodo di calcolo considerato (retributivo, contributivo, misto)
  • i redditi considerati
  • la dinamica salariale (cioè la crescita nel tempo delle retribuzioni)
  • i rendimenti attribuiti nel calcolo
  • il tasso di crescita del PIL che nel metodo contributivo ne determina il rendimento
  • il livello di inflazione
  • l’ammontare di contributi versati
  • l’età di pensionamento
  • le ipotesi sui coefficienti di trasformazione del capitale in rendita

Va poi considerato che il tasso di sostituzione è un indicatore che si concentra sul momento del pensionamento ma non tiene conto:

  • della successiva evoluzione della pensione
  • delle retribuzioni di chi dopo la pensione continui a svolgere un’altra attività lavorativa.

Infine, i tassi di sostituzione possono essere al lordo o al netto dell’imposizione fiscale.  Se per un verso il tasso netto è in grado di far apprezzare meglio la capacità del sistema obbligatorio di far fronte alle esigenze di vita in età lavorativa, per altro verso è caratterizzato da un maggior grado di arbitrarietà poiché diventa necessario precisare il sistema fiscale da utilizzare.

Il Presidente: in conclusione, nei fatti, il meccanismo contributivo può consentire un incremento del tasso di sostituzione offerto dalla pensione pubblica, ma tale ipotesi di incremento sconta una serie di fattori da verificare caso per caso: un ingresso nel mondo del lavoro non eccessivamente lontano; la continuità dell’attività lavorativa nel tempo, un’adeguata rivalutazione dei contributi in rapporto all’evoluzione del PIL.

Il Professore: certamente, si tratta di fattori tutt’altro che scontati come dimostrano i recenti andamenti del PIL che si trova attualmente ben al di sotto della soglia usata nelle simulazioni sulla base del 3,5% nominale medio annuo. Le analisi prospettiche dell’andamento dei tassi di sostituzione risentono quindi delle ipotesi fatte. Una valutazione realistica di queste variabili porta a ipotizzare tassi di sostituzione decrescenti in prospettiva.

SIM CARABINIERI
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Il Presidente Giuseppe Bonadonna 

Il Professore Francesco Vallacqua
Docente di Economia e Gestione delle Assicurazioni vita e dei fondi pensione Univ. L. Bocconi., Socio Benemerito ANC. 

 

 

 

 

 

 

 

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