Capitano Ultimo: la scorta, la mafia e la sicurezza. Dialogo con il presidente del SIM Carabinieri.

Roma – L’incontro odierno con il Capitano Ultimo è, forse, uno dei più significativi. Oggi non si parla solo del suo ruolo come Presidente del SIM Carabinieri e dei progetti futuri del sindacato ma della notizia che tutti aspettavamo da tempo: il TAR del Lazio ha restituito la scorta al Colonnello De Caprio. Dopo mesi di revoche e sospensioni, i giudici hanno accolto la tesi difensiva presentata dall’avvocato Antonino Galletti, secondo i quali “ la decisione della revoca della misura di protezione personale avrebbe dovuto essere adottata sulla base di una valutazione approfondita e specifica in ordine alla situazione di rischio in cui versa tuttora Ultimo“, ha dichiarato il legale dell’ufficiale.
La notizia della revoca della “misura di tutela” decisa la scorsa estate dall’ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale, disponeva “ la dismissione del predetto servizio tutorio con decorrenza dal 3 settembre
Non un giorno qualunque ma quello dell’anniversario dell’uccisione del Generale Dalla Chiesa, che sollevò accese polemiche sul fronte politico, con richieste dei deputati Bergamini e Mulè al ministro Salvini di chiarimenti in merito alla vicenda e, soprattutto, di Rita Dalla Chiesa, da sempre vicina ad Ultimo.
Nel dicembre dello scorso anno il TAR del Lazio aveva sospeso il provvedimento di revoca della scorta fino alla decisione definitiva del 25 giugno scorso, con la quale il tribunale amministrativo ne disponeva la restituzione.
E, spontaneamente, viene da chiedersi se una tale decisione fosse scaturita da una problematica sottovalutata, riguardo la pericolosità di un killer di Cosa Nostra quale Leoluca Bagarella, attualmente in carcere in regime di 41 bis, o se magari nel 2018 fosse stato definitivamente risolto il problema mafia?

Ma lo Stato in che modo protegge chi protegge lo Stato? E perché mai un tribunale amministrativo recepisce e risolve una problematica che dovrebbe avere ben altri interlocutori? Domande alle quali Ultimo, nel suo modo semplice e diretto, mi risponde con altrettante domande.

La sicurezza è un bene comune dei cittadini o di alcune lobby, che negli anni hanno immaginato di gestirla come un loro esclusivo potere, ritenendo la mafia pericolosa solo per alcuni cittadini?
È un fenomeno da combattere o qualcosa con cui dobbiamo abituarci a convivere?
La risposta è una sola: noi carabinieri dobbiamo costruire un sindacato forte, unito e di partecipazione, affinché la sicurezza sia un bene comune di tutti i cittadini perché in questo modo chi ha delle responsabilità dovrà rispondere di ciò che decide.
Il dato significativo che emerge da tutta questa mia personale vicenda è, senza dubbio, che l’ attenzione e la sensibilità del Tar del Lazio sono superiori e più aderenti alla realtà rispetto a chi deve dare sicurezza ai cittadini, a chi ha il dovere di tutelare i propri militari a prescindere dal corpo di appartenenza.
Ma questa triste realtà non ci deve avvilire ma deve darci la consapevolezza dell’ importanza di appartenere al sindacato e delle responsabilità che ne scaturiscono. E proprio per questo bisogna promuovere e condividere con i militari e i cittadini i temi vitali del vivere civile.

 

Falcone disse che “La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.
Lo Stato riuscirà mai a debellare la mafia?

Ormai grazie ai testimoni di giustizia voluti dal Generale Dalla Chiesa e dal giudice Falcone non è più segreta ma conosciuta nelle dinamiche interne, negli assetti organizzativi, nel modus operandi e di “riprodursi” secondo la configurazione della piovra.
La domanda anche in questo caso è: quanto tempo occorre, a voi che avete la responsabilità della sicurezza, per spazzare via la mafia e le altre criticità che ledono la nostra sicurezza di cittadini e di militari? E le risposte dovranno essere precise, dirette, tecniche e nessuno si potrà nascondere dietro paroloni difficili o analisi sociologiche perché siamo anche noi tecnici e capiamo dove si nascondono l’incapacità e l’inganno e lo diremo ai cittadini!”

 

Parliamo di sicurezza. In poche ore si sono susseguiti tragici eventi verso appartenenti alle forze dell’ordine. Non sarebbe utile da parte dello Stato investire in equipaggiamenti più idonei e nei tanto attesi taser?

L’argomento è delicato ed importante e non può essere risolto sempre dall’ alto secondo buon senso ed intuizione. Bisogna aprire un dialogo serio ed onesto con coloro che operano in un determinato settore, con chi pratica l’azione, per valutare le criticità e comprendere come essi stessi vogliono migliorare la loro sicurezza. E per questo è fondamentale l’autodeterminazione che e uno dei principii del sindacato che vogliamo riaffermare, perché le cose si costruiscono insieme alle persona non sulle loro spalle, ed i militari hanno il dovere di migliorare la propria sicurezza di lavoro e, quindi, quella dei cittadini.
Il SIM carabinieri sta proponendo temi su cui avviare dibattiti che, nella logica dell’autodeterminazione, vedano protagonisti coloro che operano nella sicurezza, perché si deve partire sempre dalla base, dalla strada e dall’azione diretta. Ad oggi ci sono i presupposti per migliorare e correggere gli errori, per creare una sicurezza seria ed efficiente, non manipolata e non strumentalizzata da nessuno.  Tutto il resto è arroganza e prepotenza.”

 

Margot Alessandra D’Andrea

 

Margot Alessandra D'Andrea

Responsabile Ufficio Stampa SIM Carabinieri

2 thoughts on “Capitano Ultimo: la scorta, la mafia e la sicurezza. Dialogo con il presidente del SIM Carabinieri.

  • 4 Luglio 2019 in 3:19
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    Il sim carabinieri deve tutelare anche i cittadini così che non vi siano persone assetate di violenza e di assassinio

  • 3 Luglio 2019 in 21:21
    Permalink

    Sicurezza e incolumità per coloro che tutelano la sicurezza dei cittadini e la legalità.

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