3 Marzo 2024
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“Consegnato dai carabinieri alle cure dei medici, dopo la somministrazione dei farmaci, muore”

Quando i processi vengono fatti dai media fermato col taser mentre correva nudo in strada: muore un trentacinquenne.

                 I fatti:

L’uomo è stato bloccato dai carabinieri in stato di evidente agitazione. Soccorso dal 118, è morto prima di arrivare in ospedale.

Dal titolo sensazionalistico, invece, sembrerebbe che l’uomo sia deceduto a causa del Taser o comunque causa dell’operato dei carabinieri.

Credo che i media abbiano delle responsabilità importanti in merito alla comunicazione soprattutto quando scrivono titoli fuorvianti, come in questo caso.

La morte di un uomo di 35 anni in circostanze ancora da chiarire, da accertare, perlomeno a seguito di un esame autoptico, dovrebbe indurre i media a adottare una oggettiva ed onesta trasparenza comunicativa, prima di gettare ombre sinistre, utilizzando titoli allusivi, sull’operato di chi con fatica affronta giornalmente situazioni difficili e imprevedibili. Il dovuto fermo dell’individuo, già dai primi dettagli emersi, ha evidenziato la correttezza dell’operato dei Carabinieri che hanno fatto tutto quello che deve essere fatto in tali circostanze, consegnando il giovane alle cure dei medici.  Purtroppo, le cause del decesso potrebbero essere molteplici, ma in questo caso, è stato fin troppo semplice – e consentiteci meschino – accostare l’esito infausto all’operato della polizia, decidendo già su chi addossare le responsabilità. Proviamo a pensare agli effetti sull’opinione del lettore, se il titolo dell’articolo fosse stato: “Consegnato dai carabinieri alle cure dei medici, dopo la somministrazione dei farmaci, muore”,  Senza ombra di dubbio, questo sarebbe un titolo scorretto e fuorviante, ce ne scusiamo con i colleghi che operano con noi per strada, ma loro capiranno, allo stesso modo lo sono i titoli che addossano responsabilità prima degli accertamenti giudiziari.

Per meglio capire riportiamo alcuni dei tanti titoli che sono stati pubblicati sulla vicenda, i quali si commentano da soli:

Chieti, corre nudo in strada e i carabinieri lo fermano con il taser: morto un 35enne. Aperta un’inchiesta (fonte il fatto quotidiano);

Chieti, uomo gira nudo per strada: muore dopo essere colpito con un taser (fonte nientedimeno che del Quotidiano Online dell’Ateneo Niccolò Cusano di Roma), questo articolo vince il primo premio, perché aggiunge “Uomo con problemi psichiatrici nudo per Chieti; la polizia lo colpisce con il taser, muore dopo avere battuto la testa”.

La tecnica del titolo è chiamata comunemente “Clickbait” che letteralmente significa click esca.

Alterare gli scritti nei titoli, in questi casi, fuorvianti ci lascia con l’amaro in bocca, la tristezza di una totale inconsapevolezza circa gli effetti dirompenti sull’istituzione, su quei carabinieri che ogni giorno rischiano la vita e spesso la donano per difendere il cittadino. L’inizio di un processo mediatico che spesso ha visto alla sbarra innocenti creando distorsioni sull’opinione pubblica con articoli che nulla hanno a che fare con la realtà dei fatti, diffondendo pseudo-notizie con titoli esca.

IL SIM Carabinieri esprime vicinanza ai colleghi operanti e fin da subito mette a disposizione il proprio Dipartimento di tutela legale, attivando la polizza e  garantendo gli stessi il massimo supporto su qualsiasi azione da intraprendere, compresa la difesa dell’immagine e onorabilità.

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