Le parole hanno un peso…e non solo a Chiari.

Le parole hanno un peso…” così esordiva, nel suo splendido monologo tenuto lo scorso anno in televisione, Tiziano Ferro che ne evidenziava e ribadiva la intrinseca pericolosità. In un’epoca in cui le notizie viaggiano in un click ad una velocità quasi contemporanea all’evento, viene da domandarsi come sia effettivamente possibile che le fonti di informazione, anche quelle ritenute altamente qualificate, possano effettivamente verificare compiutamente le notizie che forniscono. Il rischio di andare così ad alimentare quel mare di “processi mediatici” che sempre più, di fatto, si sostituiscono ai processi reali – specie quando le notizie sono riferite a fatti eclatanti che avvengono in piccoli centri – è alto e comporta un vero e proprio effetto sanzionatorio e dirompente per coloro che vengono esposti a questa gogna dal sapore antico.

Certo non ci permettiamo di criticare il sacrosanto diritto di cronaca, che anzi riteniamo base fondamentale del sistema democratico, ma ci chiediamo se spesso questo diritto non venga abusato per motivi sensazionalistici da chi fa puro opinionismo (e non certo giornalismo) per fini di mercato anziché per fini di cronaca. Perché si sa le notizie eclatanti, ancorché imprecise o che sottendono più di quanto attualmente risulti agli atti del processo giudiziario, intrigano maggiormente i lettori e gli spettatori comportando maggior interesse e, quindi, quanto a questa risonanza ovviamente consegue.

Auspichiamo che, in casi delicati come quello avvenuto a Chiari, l’etica giornalistica sia stata davvero rispettata, con puntuale rigore e dovuta verifica di quanto affermato e pubblicato, facendo così attenzione a imprecisioni che potenzialmente potrebbero attivare quella gogna, di medioevale memoria, ancorché mediatica che, ben prima delle risultanze cristallizzate dal lavoro dell’autorità giudiziaria competente, rischi di danneggiare irreparabilmente le persone e, condizionando l’opinione pubblica, forse anche in parte il corretto andamento del processo giudiziario.

Non desideriamo entrare nel merito, semplicemente volevamo condividere una riflessione a nostro avviso importante: perché qualora, ingiustamente e per fare cronaca sensazionalistica, alcune imprecisioni possano arrivare a danneggiare Carabinieri che con gli eventi non dovessero risultare coinvolti, oppure che venissero poi giudicati innocenti nelle opportune sedi, il SIM Carabinieri si attiverà nei termini di legge per chiedere contezza di quanto, eccedente la verità emergente dagli atti e dai fatti, sia stato pubblicato (magari non compiutamente verificato) a danno dei colleghi e dell’immagine dell’Istituzione.
Perché le parole hanno un peso e bisogna esserne consapevoli.
Perché le parole hanno un peso che chi le proferisce o scrive, spesso con leggerezza, evidentemente non immagina.

 

SIM CARABINIERI
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Margot Alessandra D'Andrea

Responsabile Ufficio Stampa SIM Carabinieri

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