PdL della vergogna: esercizio del diniego sindacale!

L’occasione era quella giusta; purtroppo per qualcuno era quella agognata da tanti e forse troppi anni, mentre per altri – evidentemente – è stata l’occasione “ghiotta” da utilizzare per raggiungere scopi abietti e diametralmente opposti alle aspettative ed alle reali esigenze dei destinatari:

Mercoledì 5 febbraio 2020 sono stati presentati gli emendamenti delle Giunte delle Commissioni Parlamentari Difesa in merito alla Legge “sull’esercizio della libertà sindacale del personale delle forze di polizia ad ordinamento militare”.

Un documento di 39 pagine con il quale è stata depauperata, anzi distrutta, meglio dire smantellata e disintegrata totalmente, la legittima aspirazione di centinaia di miglia di operatori in uniforme, di uomini e donne che orgoglio e fierezza quotidianamente onorano il proprio giuramento di fedeltà alla Repubblica Italiana ed al suo popolo, i quali ingenuamente (a questo punto, sic!) credevano ancora in quel cammino iniziato con il disegno di legge “Corda” (lei stessa, con ostentata superbia, in una diretta Facebook ricordava che la legge avrebbe preso il suo nome: “Corda”).

Perché il problema è proprio quello ed è tutto italiano: come dicevamo all’inizio, la materia della rappresentanza sindacale è stata vista per alcuni partiti politici come un terreno fertile, “vergine”, una roccaforte rimasta intoccabile per decenni e decenni, sulla quale piantare la propria bandierina di partito, utilizzandola come cassa di risonanza per la solita infruttuosa propaganda politica, a scapito dei lavoratori in uniforme illusi.

Peccato che la bandierina, ancora una volta, è stata piantata nella schiena di chi quantomeno (e ribadiamo quantomeno) aspirava ad avere come base di partenza un tessuto normativo che prevedesse gli stessi medesimi diritti e doveri di quelli riconosciuti alla rappresentanza sindacale dei “cugini” (meglio dire dei “fratelli”) della Polizia di Stato con la legge 121/1981. La stessa legge che per noi pacificamente rappresentava “il minimo sindacale”, il comune terreno di confronto dal quale cominciare a discutere (atteso che è comunque una legge di quarant’anni fa), è divenuta meta irraggiungibile se consideriamo come, rispetto a questi ultimi, gli emendamenti presentati provochino ai cittadini con le stellette un arretramento premeditato, stimabile in un paio di “anni luce” dei diritti sindacali . Inoltre, non appare affatto eccessivo etichettare il trattamento riservatoci come “schizzofrenico”, con il riordino delle carriere del 2017 ed i recenti (per quanto dibattuti) correttivi, dove si è cercato di “mettere ordine” ai c.d. comparti “sicurezza” e “difesa”. Perché da una parte si cerca di equiparare, equi-ordinare, uomini e donne ai quali è demandato il delicato compito di tutelare l’ordine è la sicurezza pubblica, la difesa dei confini e della Patria mentre, dall’altra, alla stragrande maggioranza degli stessi, vengono negate le legittime e più elementari necessità di rappresentanza, discriminando gli uni dagli altri? Resta da chiedersi allora il senso di anni di dibattiti, commissioni, audizioni, confronti, tavoli tecnici, rotondi e di qualunque altra foggia si voglia. Il timore c’era, era stato abbondantemente previsto è subodorato. Lo avevamo detto: temiamo e non vogliamo assolutamente la vecchia rappresentanza dei Cobar- Cocer – Coir, rivisitata e corretta in un’opera di “polical makeup”, una sorta di miglioramento puramente cosmetico ma che cela il tentativo di propinare la vecchia ed obsoleta rappresentanza, camuffata da “nuovo che avanza”. Non ne abbiamo bisogno. Un esempio su tutti: con questi emendamenti è negata la possibilità di partecipare a riunioni sindacali congiunte tra rappresentanti sindacali militari e civili.

Un lavoratore che non viene ascoltato, che non viene rappresentato, al quale viene negata la possibilità di far sentire la propria voce nelle più elementari e basilari forme democratiche riconosciute dalla nostra Costituzione (la più bella di tutto il mondo, diceva qualcuno) è un lavoratore frustrato, un lavoratore bistrattato che alla insoddisfazione aggiunge la consapevolezza di non essere ricambiato: un amore e dedizione incondizionata verso la propria Patria, spinta spesso “fino all’estremo sacrificio” che viene ripagata con il totale disinteresse da parte di tutte le forze politiche. TUTTE! Oggi al governo, ieri all’opposizione e viceversa, ognuna con le proprie colpe commissive ed omissive, intente a tirate per la giacchetta, anzi, per l’uniforme i cittadini con gli alamari e stellette, considerati soltanto come “serbatoio di voti” che tanto, alla fine, lo sappiamo bene “usi obbedir tacendo e tacendo morir”.

Ci si meraviglia poi dei 252 suicidi tra il 2010 ed il 2016 (42 solo nel 2012, ben 69 nel 2019) e già giunti a 9, soltanto nel primo mese di questo 2020. Commissioni, tavoli tecnici, osservatori, riunioni, pareri. Ma questi ragazzi e ragazze erano ascoltati? Erano rappresentati? Avevano modo di espletare il loro lavoro, la loro missione privi di una sensazione di frustrazione e nella condizione di sapere che qualcuno tutela il loro operato e ne rappresenta le aspettative e bisogni?

Di certo la mancanza di una vera rappresentanza sindacale non sarà la motivazione scatenante di questa piaga ormai smisurata ma tutto converge, tutto costituisce il contesto relazionale quotidiano all’interno del quale si muove il Carabiniere, l’appartenente all’ordinamento militare: la famiglia, il lavoro , gli affetti, i colleghi, i superiori, le aspirazioni, la soddisfazione personale e professionale. Tutto dovrebbe contribuire a creare la serenità, la cornice indispensabile al nostro quotidiano agire.

Vogliamo concludere richiamando la “consapevolezza” appena sopra citata: sono tanti, troppi gli anni trascorsi con orgoglio e con gli alamari cuciti sulla pelle per non comprendere, per non fiutare o quanto meno intravedere il disegno di chi vorrebbe fomentare le folle, le masse, alla ricerca del “masaniello arruffa popoli” al quale far sentire in lontananza l’odore, il profumo della democrazia, illudendolo che potrebbe raggiungerla per poi negargliela spietatamente nella speranza che questi poi insorga, o peggio, ponga in essere atteggiamenti sconsiderati, eversivi, così da poterlo poi additare, screditare riducendolo ad una condizione di “interlocutore non credibile”, che verrà ignorato nei tavoli tecnici, sì da raggiungere più facilmente il proprio subdolo scopo: una rappresentanza che rappresentanza non è; interlocutori che non possono interloquire hanno i bavagli sulla bocca; carabinieri, militari, cittadini con le stellette illusi di essere rappresentati laddove invece la loro voce non verrà mai ascoltata e forse neanche giungerà perché non la si vuol fare arrivare, forse perché la si considera evidentemente scomoda.

Questo gioco, oltre ad essere stato scoperto sarà infruttuoso, perché da questa parte ci sono solo Carabinieri coscienziosi, che conoscono bene i propri doveri, i propri ruoli ed i propri strumenti e li utilizzeranno, tutti, senza sconti per alcuno, per far valere fino alla fine i propri diritti, rappresentare i propri bisogni e legittime aspirazioni.

Ma attenzione: non offriremo altre schiene sulle quale piantare le vostre bandierine, non saremo complici dei partiti dei generali, non staremo alla finestra ad osservare il fallimento di un Governo in agonia che, all’improvviso, compatta maggioranza e opposizione per distruggere la coesione, la democratizzazione e la serenità delle Forze Armate.

Riproduzione riservata

Margot Alessandra D'Andrea

Responsabile Ufficio Stampa SIM Carabinieri

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