15 Aprile 2024
Comunicati SIM CCNews

Monfalcone: “bollettino di guerra” per la finale della coppa d’Africa

Come rappresentanza sindacale il SIM Carabinieri Friuli-Venezia Giulia non può fare finta di nulla su quanto accaduto a Monfalcone lo scorso lunedì sera in piazza, in occasione della finale di calcio di coppa d’Africa che ha visto vittorioso il Senegal ed ha generato festeggiamenti dei tifosi fino all’alba, sfociati però in assembramenti e, successivamente, minacce ed aggressioni agli agenti della Polizia di Stato ed equipaggi delle Stazioni Carabinieri intervenuti in rinforzo per controllare e sedare le intemperanze.

Il “bollettino di guerra” riporta di due agenti di polizia ed un carabiniere feriti e trasportati presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Monfalcone con diagnosi abbastanza importanti.

Gli stranieri residenti a Monfalcone al 1° gennaio 2021 sono 8.367 e rappresentano il 28,6% della popolazione residente, oltre la metà di quella presente in tutta la provincia di Gorizia pari a 16.506 (fonte tuttitalia.it), eppure la presenza sul territorio delle Forze Armate nel Comune di Monfalcone è pari a quella di un piccolo Comune della provincia (a volte è presente una sola pattuglia per turno).

Il SIM Carabinieri Friuli-Venezia Giulia esprime la propria piena e totale solidarietà verso tutti gli operatori coinvolti. Quando eventi come questi capitano, nulla ci deve far desistere dal far percepire la nostra presenza, non importa l’appartenenza o meno al Sindacato o la diversa Forza Armata, sul campo siamo tutti servitori dello Stato.

I fini istituzionali di tutte le Forze di Polizia, si accomunano nel tentativo di garantire la legalità, la pace sociale, che altro non sono che aspetti della sicurezza.

Da ciò intuitivamente si desume che è possibile giungere alla necessità di contemperare interessi altrimenti tra loro confliggenti.

Parlare di tutela della salute e della sicurezza del carabiniere e dell’operatore di polizia, ad oltranza, potrebbe significare il sacrificio degli stessi interessi in capo al cittadino, con la vanificazione dei primari compiti cui è chiamata la forza pubblica.

Il problema non è nuovo e può risolversi con le soluzioni già adottate dagli studiosi del diritto penale a proposito dell’applicabilità dell’esimente dello stato di necessità a coloro che sono giuridicamente tenuti ad esporsi al pericolo.

Nel caso degli operatori di polizia il dovere giuridico di affrontare il pericolo deriva direttamente dalle norme giuridiche ed è inerente alla funzione loro propria, civile o disciplinare.

Per i carabinieri e gli appartenenti alle forze di polizia, non solo non è giustificato il reato commesso per salvarsi da quel pericolo, anzi, tale comportamento potrebbe costituire un’ipotesi aggravata, potrebbe altresì essere idoneo a configurare un autonomo reato (o illecito disciplinare), il tentativo di scampare al pericolo medesimo, qualunque sia il mezzo adoperato a tale scopo. Accertato questo, non rimane che chiarire cosa significhi dovere di esporsi al pericolo.

L’estremo sacrificio o l’atto di eroismo non è richiesto a nessuno, né tantomeno preteso dal carabiniere o dal poliziotto che sacrifichi il suo diritto all’integrità fisica o alla sua salute.

A nostro parere, il dovere giuridico di esporsi al pericolo, trova il suo limite nella sicurezza che sa offrire l’applicazione puntuale delle specifiche tecniche operative che dovrebbero costituire il bagaglio professionale dell’operatore stesso.

Se le tecniche operative hanno dimostrato che adottando una certa serie di accorgimenti è possibile aspirare con fiducia alla longevità, ebbene quello è il rischio cui è tenuto ad esporsi il carabiniere o il poliziotto.

Il problema dell’individuazione dell’entità del pericolo che la collettività si aspetta che il carabiniere o l’operatore di polizia affronti, è alla fine strettamente correlato allo stato dello studio delle tecniche operative specifiche ed al grado di apprendimento e di formazione raggiunto dal singolo.

Solo con una adeguata formazione sarà possibile contemperare le esigenze di sicurezza della comunità con quelle dei carabinieri e dei poliziotti.

Possiamo, sulla base di ciò, ritenere quantomeno anacronistico ciò che è stato enunciato con le parole: “è dovere d’ogni militare (in guerra) di sforzare non meno l’anima che il corpo a fare l’estremo di ogni suo potere nel sopportare , con invincibile costanza, fame e sete, intemperie e fatiche, non avendo altro pensiero che l’adempimento del dovere. Nel combattimento non recede mai dal suo posto, salvo gli venga espressamente ordinato…anima con l’esempio i compagni e se graduato gli inferiori, mostrandosi primo ove il pericolo è maggiore…affronta intrepidamente ogni pericolo di ferita o di morte, persuaso che, di quante belle e gloriose azioni può onorarsi l’umana natura, niuna uguaglia il morire per la patria”

Immolarsi non è oggi preteso da nessuno e, salvo casi eccezionali, crediamo che nell’economia del sistema, non sia neppure utile.

La chiave di volta sta nell’evitabilità del pericolo. In sintesi il carabiniere, il poliziotto o gli altri soggetti giuridicamente tenuti ad esporsi al pericolo, lo affronteranno anche se grave ed immediato, nella misura in cui sarà loro data la concreta possibilità di scongiurare gli effetti.

Tale possibilità è da valutarsi in relazione ai mezzi, agli strumenti alle tecniche operative ed ai precetti penali e disciplinari che sanzionano varie ipotesi di reato.

Ed è allo Stato che lanciamo un appello: la mancanza cronica del personale, l’invecchiamento dello stesso e la troppa burocrazia negli uffici, l’insufficiente coordinamento e la collaborazione tra le forze di polizia e la magistratura, l’individuazione di tecniche operative condivise, fanno venir meno la primaria necessità del cittadino, ovvero la sicurezza percepita.

Eventi come quello accaduto lunedì sera danno la percezione di una mancanza di controllo e perdita di autorevolezza da parte delle forze dell’ordine.

La speranza è che l’accaduto contribuisca ad un’approfondita riflessione in materia di sicurezza portando ad interventi più concreti, ad un coordinamento tra le diverse forze di polizia sul campo che non miri solo a risultati personali, fatti di numeri e statistiche, ma a far percepire costantemente ed efficacemente il controllo del territorio al cittadino.

SIM CARABINIERI
Segreteria Regionale Friuli Venezia-Giulia

 

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